Atlantide: la città sommersa

Miss Italia e la…questione meridionale!

Settembre 20, 2006 · Lascia un Commento

Carissimi, in questi giorni mi sono trovata a seguire la trasmissione da Salsomaggiore, di Miss Italia. La cosa che mi ha più impressionato è stato questa giuria di sala, che guardava le esibizioni delle povere ragazze, spesso in difficoltà, e le doveva giudicare insieme al televoto. A parte le donne, gli uomini erano andati lì per fare una “passeggiata goliardica”, o almeno spero!

Le ragazze in concorso, nelle loro esibizioni mi sono sembrate molto imbarazzate e avevano ragione . Il concorso poteva benissimo essere intitolato: la bellezza e la stupidità. E non perchè fossero stupide loro , ma perchè le hanno imposto di fare le oce giulive. Stamani, poi, ascoltando il telegiornale, ho sentito che esiste anche qui una “questione meridionale”, perchè le ragazze del sud sembrano essere state più votate e quindi rimaste numerose in gara. Sembrerebbe che le concorrenti del nord abbiano fatto un appello, dicendo che quelle del sud: “ci fanno nere”! Bisognerebbe che qui venisse in aiuto il partito di Bossi, visto che spesso si sono trovati a fare Miss Padania, forse potrebbero organizzare qualche telefonate in più, per le ragazze del nord!

Mi chiedo e domando a voi: è proprio necessario far scadere così tanto questa trasmissione? Se proprio ci piace farla, per dare qualche opportunità di lavoro nello spettacolo, o perchè è vista da milioni di persone, si può almeno tentare di far emergere anche la bravura insieme alla bellezza? Non voglio dire di rendere la trasmissione noiosa, ma non è necessario essere “cialtroni” per divertirsi, non pensate?

Margherita

Categorie: Lettere ad Atlantide

- Perchè tante separazioni?

Settembre 20, 2006 · Lascia un Commento

La lettera di Massy, mi permette di parlare di un argomento che riguarda ormai moltissime persone: il divorzio.
Non voglio portare dati ormai “allarmanti” (così vengono definiti dal senso comune) di aumento di separazioni, anche perché, li riteniamo solo strumento di riflessione e non di giudizio.
Intendo con ciò, affermare il concetto, che se l’aumento di separazioni significasse benessere per l’umanità, ben vengano, ma visto che questo, sembra, in parte, essere motivo di disagio, è necessario domandarsi che cosa sta succedendo.
Premetto che ritengo il divorzio una grande conquista di civiltà. Sono convinto che ciò che le generazioni precedenti hanno dovuto vivere nel matrimonio possa essere stato molto più incivile e disumano. La legge, per altro non dà che un diritto, una libertà, e in quanto tale è da difendere sempre, ma di per sé, non è né un obbligo, né una coscienza. E’ necessario che seguono molto altre cose perché avvenga la consapevolezza.
Nel 1974 le donne furono in primis, nella lotta per la conquista di tale legge, e furono quelle, che una volta approvata, ne usufruirono di più, rimettendo in discussione il loro ruolo di madri e mogli. Dopo più di trent’anni credo si possa affermare che l’aumento sia dovuto più a una incapacità nel vivere i rapporti, che a un progresso culturale. Un dato invece che secondo me, permane, è che chi impone la separazione, anche quando ne è vittima, sia sostanzialmente la donna.
Noi uomini continuiamo a “tergiversare” anche quando abbiamo ormai l’amante da lunga data. Tendiamo a risolvere il problema facendoci “scoprire” dalla moglie, e quando accade, siamo pronti a giustificarsi con le famose frasi: “è successo”, “ho perso il capo”, “mi sentivo solo, “mi hai trascurato” ecc… Abbiamo la tendenza a dare le responsabilità agli altri. Sappiamo benissimo che il problema è di ognuno di noi, ma indubbiamente è più facile “accusare”, che vedere come siamo fatti… nell’anima. Devo dire che la parola “perdere la testa” mi confonde alquanto e mi suscita non poche domande. E’ dunque questo quel sentimento al quale tutti ci riferiamo chiamandolo “Amore”? E al posto della testa cosa ci troviamo dopo la prima fase dell’innamoramento, visto che quella l’avevamo persa? O non siamo forse, un po’ tutti innamorati dell’amore e lo appiccichiamo addosso a qualcuno che in quel momento passa per caso lungo quella strada dove noi ogni tanto andiamo a finire smarriti dalla vita?
Non voglio con questo affermare che non esiste, ma sono convinto che siamo poco “attrezzati” nel distinguere l’amore dall’innamoramento”, e che la paura della solitudine, la difficoltà ad affrontare le nostre crisi, ci facciano più facilmente perderla la testa che trovarla. Mi sembra che uomini e donne non sappiano più prendersi le responsabilità che la vita stessa impone. Abitare sotto lo stesso tetto, rispettandosi e amandosi nella diversità, possa essere più un problema che un’attrazione. Infatti, quasi sempre pretendiamo di “somogliarci” e quando ci riusciamo, perdiamo interesse.
Può succedere allora, di dover constatare che un rapporto è terminato, ma dovremmo avere il coraggio di affrontarlo con grande rispetto e responsabilità, per se stessi, prima di tutto.
Ben altra cosa sono i figli. In tutto questo, loro non c’entrano. Ma è un argomento che necessita di uno spazio molto più grande di un semplice finale, e certo non ci esimeremo dall’affrontarlo.

Alberto

Categorie: L'opinione

rif. art. su l’opinione: Perchè Atlantide

Settembre 20, 2006 · Lascia un Commento

Pubblichiamo la lettera di un nostro amico, il cui contenuto è riferito all’articolo sull’opinione: Perché Atlantide.
Ci fa piacere ricevere  questa lettera, da un uomo, perché l’articolo poteva dare adito a fraintendimenti, in quanto il problema era visto da un punto di vista esclusivamente femminile. Ciò poteva far pensare che il sito fosse rivolto  ad una parte soltanto, mentre il nostro intento è quello di creare un colloquio il più ampio possibile.

Anch’io ho la mia Atlantide:

io rispetto a te sono “dall’altra parte” della barricata, ed essendo un uomo e leggermente + giovane ho vissuto il mio dolore in maniera diversa, partendo da una strada diversa che inesorabilmente porta alla stessa mèta e, altrettanto cinicamente, mi ha fatto passare dal dolore e dall’autolesionismo.

La mèta in comune è il volersi bene, amarsi per poter amare, non ferirsi per non ferire.

La parte più difficile sarà far accettare le mie decisioni (prese per volermi bene), trovare il coraggio di farle condividere senza sembrare un mostro d’egoismo! Ho due figli che certamente non capiranno la situazione ma capiranno il mio amore per loro e che staranno bene se io starò bene…

… un abbraccio…

MAssy

poggio.max@tiscali.it

Categorie: Lettere ad Atlantide