La lettera di Massy, mi permette di parlare di un argomento che riguarda ormai moltissime persone: il divorzio.
Non voglio portare dati ormai “allarmanti” (così vengono definiti dal senso comune) di aumento di separazioni, anche perché, li riteniamo solo strumento di riflessione e non di giudizio.
Intendo con ciò, affermare il concetto, che se l’aumento di separazioni significasse benessere per l’umanità, ben vengano, ma visto che questo, sembra, in parte, essere motivo di disagio, è necessario domandarsi che cosa sta succedendo.
Premetto che ritengo il divorzio una grande conquista di civiltà. Sono convinto che ciò che le generazioni precedenti hanno dovuto vivere nel matrimonio possa essere stato molto più incivile e disumano. La legge, per altro non dà che un diritto, una libertà, e in quanto tale è da difendere sempre, ma di per sé, non è né un obbligo, né una coscienza. E’ necessario che seguono molto altre cose perché avvenga la consapevolezza.
Nel 1974 le donne furono in primis, nella lotta per la conquista di tale legge, e furono quelle, che una volta approvata, ne usufruirono di più, rimettendo in discussione il loro ruolo di madri e mogli. Dopo più di trent’anni credo si possa affermare che l’aumento sia dovuto più a una incapacità nel vivere i rapporti, che a un progresso culturale. Un dato invece che secondo me, permane, è che chi impone la separazione, anche quando ne è vittima, sia sostanzialmente la donna.
Noi uomini continuiamo a “tergiversare” anche quando abbiamo ormai l’amante da lunga data. Tendiamo a risolvere il problema facendoci “scoprire” dalla moglie, e quando accade, siamo pronti a giustificarsi con le famose frasi: “è successo”, “ho perso il capo”, “mi sentivo solo, “mi hai trascurato” ecc… Abbiamo la tendenza a dare le responsabilità agli altri. Sappiamo benissimo che il problema è di ognuno di noi, ma indubbiamente è più facile “accusare”, che vedere come siamo fatti… nell’anima. Devo dire che la parola “perdere la testa” mi confonde alquanto e mi suscita non poche domande. E’ dunque questo quel sentimento al quale tutti ci riferiamo chiamandolo “Amore”? E al posto della testa cosa ci troviamo dopo la prima fase dell’innamoramento, visto che quella l’avevamo persa? O non siamo forse, un po’ tutti innamorati dell’amore e lo appiccichiamo addosso a qualcuno che in quel momento passa per caso lungo quella strada dove noi ogni tanto andiamo a finire smarriti dalla vita?
Non voglio con questo affermare che non esiste, ma sono convinto che siamo poco “attrezzati” nel distinguere l’amore dall’innamoramento”, e che la paura della solitudine, la difficoltà ad affrontare le nostre crisi, ci facciano più facilmente perderla la testa che trovarla. Mi sembra che uomini e donne non sappiano più prendersi le responsabilità che la vita stessa impone. Abitare sotto lo stesso tetto, rispettandosi e amandosi nella diversità, possa essere più un problema che un’attrazione. Infatti, quasi sempre pretendiamo di “somogliarci” e quando ci riusciamo, perdiamo interesse.
Può succedere allora, di dover constatare che un rapporto è terminato, ma dovremmo avere il coraggio di affrontarlo con grande rispetto e responsabilità, per se stessi, prima di tutto.
Ben altra cosa sono i figli. In tutto questo, loro non c’entrano. Ma è un argomento che necessita di uno spazio molto più grande di un semplice finale, e certo non ci esimeremo dall’affrontarlo.
Alberto