Atlantide: la città sommersa

-Tredici giorni, dodici lettere, tenere e coraggiose

Settembre 28, 2006 · Lascia un Commento

“Oscar e la dama rosa” – Eric-Emanuel Schmitt – Rizzoli

Oscar è un bambino di dieci anni ammalato di leucemia. I medici le hanno dato pochi giorni di vita. E’ lei a dirglielo, la dama di carità sempre vestita in rosa. Le propone un gioco bizzarro, far contare un giorno come se fossero dieci anni della sua vita e a sera scrivere una lettera. Oscar accetta immediatamente. Eric-Emmanuel Schmitt ci ricorda come possa essere profondo lo sguardo ingenuo di un bambino e quanta saggezza possano contenere le favole.

Categorie: Libri e poesie

Cosa sta facendo il governo Prodi?

Settembre 28, 2006 · Lascia un Commento

Quando Prodi vinse le elezioni e riuscì a fare il governo, la televisione pubblica non perdeva un telegiornale o un dibattito per informarci di quanto stava facendo di positivo.
Abbiamo avuto l’impressione che egli fosse riuscito a mettere gli uomini giusti al posto giusto.
Noi popolo di sinistra, pensammo che finalmente questa volta Prodi aveva deciso di governare con molto polso. Sono passati pochi giorni e tutto ci sembra tornato come prima. I litigi nella maggioranza, l’opposizione che torna prepotente. E noi poveri elettori che stiamo nuovamente a non capire niente. Speravo che sull’onda dell’elezioni, il partito dei Democratici di Sinistra riprendesse a costruire progetti nella società, anche per vedere come può nascere questo nuovo partito, invece tutto è tornato come prima. Non c’è niente che si muova. Mi domando: come pensano che le persone possano comprendere il lavoro giusto o sbagliato di un parlamento se non sono loro stessi a discutere, confrontarsi, e costruire il progetto della propria vita? Qual è la differenza di un governo di destra o di sinistra, se io comune mortale non conosco la motivazione reale per cui la maggioranza o l’opposizione sta litigando? Si dice che i luoghi del passato dove facevamo politica non sono più adatti, ma quali sono allora i nuovi strumenti, perché il cittadino ritorni ad essere protagonista? Non pensate che questo modo potrebbe essere anche quello che torna a dare valori, motivazioni ad una vita che sembra ammalare le nuove generazioni e anche quelle passate?

Stefano

Categorie: Lettere ad Atlantide

- Perchè dicono bugie?

Settembre 28, 2006 · 1 Commento

Mi sono resa conto ormai da un po’ di tempo che mio figlio mi racconta le bugie, fenomeno che si è accentuato da quando io e suo padre ci siamo separati. Io che amo la sincerità, sono rimasta molto male che fosse proprio lui a farmi questo. Anche perché i figli spesso, noi mamme ce li sentiamo così nostri che diamo per scontato che ci assomiglino semplicemente. Ho scoperto invece che non è assolutamente così e che quindi vanno guardati con la differenziazione e la giusta separazione come se fossero estranei. Il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato: tale padre, tale figlio. Sono della stessa pasta, bugiardi e codardi. Mi sono arrabbiata molto con lui e le ho detto che se intendeva continuare con tale atteggiamento poteva andare a vivere con il padre, si sarebbe trovato indubbiamente meglio. Mi sono pentita subito dopo e con grandi sensi di colpa mi sono messa a riflettere. Qual’è la motivazione? Si sente forse in mezzo a due modi di rapportarsi con lui, molto diversi e quindi si destreggia per non dispiacere a nessuno dei due? Ha bisogno di rappresentarsi più di quanto in realtà riesce ad essere? Come si aiuta un figlio adolescente ad accettare la realtà se pur dolorosa senza che questo sentimento si trasformi in depressione?

Carla.

Categorie: I ragazzi di Atlantide

Una vita piatta?

Settembre 28, 2006 · 1 Commento

Sono una ragazza di  34 anni, circa 5 anni fa mi sono separata dal mio primo marito, con il quale stavo dall’età di 14 anni. Non si trattava di tolleranza o accettazione. Dovevamo solo prendere atto che i nostri percorsi di vita erano stati diversi e quindi i bisogni, le esigenze, non ci appartenevano più come coppia. Gli ultimi tempi che vivevo ancora con lui, ho iniziato un rapporto con un uomo sposato e con figli. Sapevo che non avrebbe mai lasciato la moglie. Ho sofferto molto, ma ero innamorata. Nonostante il dolore mi sentivo molto viva. Ho chiuso questo rapporto, perché non mi andava più di vivere nell’ombra, ed ho finalmente trovato un uomo della stessa mia età con il quale mi trovo bene, soprattutto perché è un persona sincera. Viviamo in case separate, ma per quanto mi riguarda potremo condividere l’appartamento senza problemi. Ho un lavoro fisso, è anche abbastanza remunerativo, ma a volte mi sento un po’ depressa. Mi sembra di avere una strada un po’ piatta, come se mi fossi accontentata dell’orizzonte, senza riuscire a sognare oltre. E’ il caso di dire che senza un po’ di dolore la vita non ha sapore? Oppure che non sappiamo godere e vivere il piacere? Il fatto di essere stati cresciuti senza grossi problemi economici ci ha tolto forse qualcosa? I diritti che noi ci siamo trovati senza aver fatto nulla per conquistarli conta nella nostra latente depressione? Sono domande che mi faccio spesso, ma le risposte che mi do non servono per migliorare e mi accontento di ciò che ho.

Paola

Categorie: Lettere ad Atlantide

Tolleranza o Accettazione?

Settembre 28, 2006 · Lascia un Commento

La  bellissima frase sulla tolleranza, che scrive Marco, nel commento riferito all’articolo  “Il cosiddetto spirito materno”, mi dà un ottimo spunto per riflettere su questo tema, che essendo molto difficile, mi scuso per qualche estremizzazione e schematizzazione.

Pasolini sosteneva che la tolleranza era cosa diversa dall’accettazione. La definiva, una forma garbata di razzismo, perchè “io ti tollero fin quando tu diventi come me”, mentre: “io ti accetto per come tu sei fatto”.
Sono voluto andare a vedere che cosa dice il nostro vocabolario italiano, che recita quanto segue:
Tollerare: – avere la capacità fisica e spirituale di sopportare qualcosa che in sé sia o potrebbe essere mal tollerabile; permettere o accettare idee e comportamenti diversi dai propri ecc…-
Accettare: – acconsentire a ricevere qualcuno o qualcosa; accogliere ecc…

Penso che Pasolini abbia avuto ragione, conosceva l’anima meglio di noi.
Provo allora, a fare emergere, quello che potrebbe sembrare ” il pelo nell’uovo”, scrivendo le associazioni che queste due parole mi suscitano.
Sopportare: educazione, rispetto, fatica, adeguamento a doveri, ecc…
Accogliere: desiderio di conoscere la diversità, comprendere, arricchirsi, dare…amare.
Noi genitori, non tolleriamo nostro figlio, lo accogliamo.
Tolleriamo o accettiamo gli extracomunitari?
Tolleriamo o accettiamo il diverso che è dentro di ognuno?

Tentare di accogliere ed esprimere la diversità fa paura agli individui e fa tremare il mondo e i suoi potenti, perché la terra sarebbe priva di qualunque tipo di guerra.

Mi capita spesso di sentir dire degli extracomunitari, che “noi gli diamo tutto, ma loro non accettano le nostre regole”. Penso che dobbiamo distinguere fra regole e leggi. Ci sono le nostre leggi democratiche che hanno bisogno di essere modificate, salvaguardate e rispettate. Le leggi di uno Stato definito di diritto, devono allargare gli spazi e non restringerli, proprio perché esse possano “accogliere” e regolare le diversità nel rispetto di ognuno.
Vivere la diversità come ricchezza, come scambio, impedisce di averne timore e di non combattere chi é diverso, ripudiando tutte le regole e leggi che sono contrarie alla libertà reciproca.
Incontrare una donna mussulmana che si copre la testa perché credente, non può suscitare, sopportazione, irritazione o condanna, ma semplicemente, distinzione, diversità. Tollerandola, spererò che alla fine se lo tolga, perché ritengo il suo atteggiamento inadeguato. Accettarla farà solo vedere che esistono modi diversi. Questo può nel futuro, portare cambiamenti o rimanere inalterato, purché qualunque delle due situazioni scaturisca da scelte e rispetto.

Qui credo, si apra un altro gran tema interessante, la laicità dello Stato.
Cita il nostro vocabolario: Laico – non appartenente al clero -.
Dico io: lo Stato è una proprietà di tutti e di nessuno. Solo uno stato laico può difendere le verità di ognuno.
Indubbiamente è un tema difficile e che coinvolge profonde emozioni, dove la coscienza di se stessi é importante. Non voglio, quindi, esaurire l’argomento o peggio, avere la verità. Tento però, di chiudere il cerchio aperto all’inizio del mio articolo, con qualche riflessione e qualche domanda: se ognuno di noi non sente il bisogno di ascoltare e rispettare il proprio spazio, come può accogliere e amare quello degli altri? Siano essi extracomunitari, o semplicemente nostri partner. Conoscere, accettare e rispettare ciò che siamo, non ha bisogno di una verità o di essere tollerato, ma solo della capacità di amare. E’ questo, allora, che abbiamo forse perduto?

Carlo

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