Atlantide: la città sommersa

-I malati terminali

Febbraio 15, 2007 · Lascia un Commento

Non molto tempo fa mia moglie è morta a causa di un cancro. L’ho accudita fino all’ultimo respiro, ma è stato durissimo. Vedere la persona che ami soffrire e non poter far niente è la cosa più terribile che ti possa capitare. Io sono credente, ma questa volta la fede non mi ha sorretto. Nella testa mille volte ti viene da dire: “perchè proprio a lei, doveva capitare?” Diventi egoista, senti che insieme alla sua vita, sfugge anche la tua e non sai come andare avanti. Non ci sono strutture che ti possono aiutare a vivere il momento che devi accompagnare la tua compagna alla morte. Sei totalmente impotente. La fede mi è servita per pregare perchè lei morisse prima possibile, per non farle vivere la devastazione del suo corpo e della sua anima, come invece è avvenuto. C’è nelle società un tentativo di rimuovere il concetto della morte per non impaurirci troppo, e allora per non vederla l’abbiamo solo ospedalizzata, senza nessuna pietà. L’accanimento terapeutico è devastante. La società deve andare avanti per la sua strada, di corsa, senza soffermarsi a riflettere su niente. Di corsa viviamo, se ci ammaliamo, rallentano la nostra fine, per poi seppellerci prima possibile e non di domenica, perchè la domenica i vivi non lavorano! Mi scuso per lo sfogo, ma la mia anima è troppo dolorante, per farla tacere!

Loris


Categorie: Lettere ad Atlantide

0 risposte finora ↓

  • Non ci sono ancora commenti... Inizia tu riempiendo il modulo sottostante.

Lascia un Commento