Non avevo mai pensato che qualcuno poteva aver bisogno della mia presenza. Ho sempre cercato di creare un miscuglio di sentimento-potere che tenesse i mie amanti legati, ma non li ho mai amati veramente. Ero sempre stata io quella che abbandonava. Quando è accaduto il contrario ho compreso quanti errori avevo fatto nella vita, non amando nessuno, nemmeno me stessa. Ho scoperto che non avevo nessuna fiducia in me e nel mio “potere”. Vedevo le mie amiche come persone alle quali io potevo rivolgermi, ma perchè io ero piccola e incapace nel mio dolore, invece ho scoperto che anche loro mi possono cercare, perchè la mia presenza le aiuta, le fa star bene. Allora ho compreso che l’amore o l’amicizia non si conquista una volta per tutte. Non sono luoghi dove arrivare e dopo è tutto facile e si raggiunge un “podio”. Ho capito che ogni mattino inizia un nuovo giorno, e che tu hai l’opportunità di scegliere se vivere tutto ciò che la vita ti può offrire o se decidi, la sera, di spengere la luce senza che tu abbia fatto niente per fa accadere qualcosa. Ho capito che dentro di noi ci sono tante città invisibili e possiamo scorpirle, ma che possiamo anche riperderle. Ho scoperto che nessuno è maestro nè di se stesso, nè tantomeno per gli altri.
Iva
Categorie: Lettere ad Atlantide
Affrontare l’abbandono, la privazione e il vuoto, che siano piccoli o grandi, significa affrontare la nostra solitudine, confrontarsi con quello spazio interiore in cui ci sentiamo molto soli nell’universo, non protetti, non amati e senza nessuno che si prenda cura di noi. E’ un buco nero nel quale non vogliamo assolutamente entrare. Quando sono immerso nel dolore dell’abbandono non sento la gioia e la libertà di essere solo, almeno non all’inizio. Ho paura e soffro, proprio di quel dolore che ho così astutamente evitato con il mio essere anti-dipendente. Aprirsi all’amore invita il dolore della perdita a entrare. Rimanere chiusi e non dover mai fare l’esperienza di questo dolore è più sicuro, ma allora viviamo senza amore. Fa male in entrambi i casi, ma se attraversiamo il dolore, si risolve; se non lo facciamo si protrae per tutta la vita. Non c’è modo di evitare il dolore dell’amore. Fondamentalmente, abbiamo tutti un profondo desiderio dentro di noi, quello di essere riempiti, di essere completi. Il dolore dell’abbandono e della privazione risveglia semplicemente questo desiderio che noi, normalmente, proiettiamo su un amante. Ciò che ci accade è che ci sentiamo investiti da un intensa pesantezza e oscurità. Quando la nostra ferita dell’abbandono si fa sentire, noi siamo in trincea. Fa male e ogni parte della mente cosciente vuole evitare di sentire il dolore. Finchè non troviamo il coraggio di affrontare questa ferita che ci portiamo fin da piccoli, noi incontreremo, dolore, delusione e frustrazione con rabbia e aspettative. Le nostre relazioni saranno espedienti superficiali che ricropono montagne di risentimento. Non troveremo mai un altro che ci riparerà dalla paura o dal dolore. Una volta che abbiamo ritirato questa proiezione, possiamo realmente condividere con un’altra persona il cammino alla ricerca della verità. Ma fino a quel momento il nostro amato sarà qualcuno su cui proiettiamo le nostre frustrazioni per alleviare il nostro dolore.
Thomas Trobe
Categorie: Atlantide: Interconnessione dell'anima
Arriva il bel tempo ed io non riesco a stare più con me stessa. Quando ero piccola vedevo le mie amiche che la domenica se ne andavano in giro con i loro genitori, ed io rimanevo sempre a casa. I miei genitori la domenica volevano riposarsi a causa del duro lavoro durante la settimana. Soffrivo terribilmente rimanevo da sola senza neppure un amico con cui giocare, mi ero però abituata a tacere, cercando di trovare il meglio in questa situazione che mi andava stretta. Quando sono stata grande non mi sono accorta che quel malessere mi affliggeva sempre nello stesso modo, e mi sono cercata partners che non mi facessero sentire quel vuoto. Compagni che come me volevano “riempire” le domeniche, di persone e cosa da fare. Poi mi sono sposata, ho avuto un figlio, e lui se ne andato con un’altra, e il mio male è nuovamente emerso. Ho cercato di costruire un nuovo progetto per me e per la mia vita, ma questo dolore arriva sempre. Durante l’inverno sento meno il bisogno di uscire, ma quando le giornate sono belle, rimanere in casa da sola, mi uccide l’anima. Solo allora ritorna l’odio nei confronti di chi mi ha nuovamente obbligato a rivivere i miei dolori. Quelli sono i momenti in cui mi metto sullo riva del fiume ad attendere colui che “deve” passare!
Luisa
Categorie: Lettere ad Atlantide