Carissima Amica, stamani mi sono svegliata alle 4,30 e non sono più riuscita a dormire. Mi sono messa a leggere: “Non siamo capaci di ascoltarli” di Crepet. Inutile dirti che sto male, molto. Presa fra la morza di un dolore personale che non mi lascia mai, che riparte sempre dalla ferita inferta e va sia a ritroso che avanti in un turbinio di sensazioni dolorose. Continuo a pensare che la mia vita è stata in qualche modo stroncata, interrotta da un imbecille e che non potrò mai più riaverla. Le solite parole, i soliti dolori dell’anima che non mi lasciano mai e che a volte li appoggio in qualche angolo, come un bagaglio all’aereoporto, tenuto sempre sotto controllo per non perderlo. E’ inutile ragionare “razionalmente” non mi serve. Lo sento, è un dolore primitivo, devastante, oggi abbastanza contenuto, ma non completamente, perchè continua a immobilizzarmi, a procurarmi ulteriori dolori con i mie continui sbagli, estendendolo alla persona per me più importante al mondo: mio figlio. A volte stanca di questa vita penso alla morte come una grande liberazione. Pensiero egoista e vigliacco lo so, ma la mia poca capacità di sopportare il dolore, mi fa incontrare spesso questa mia parte. Ancora una volta mi permetto di allontanarmi soltanto per non lasciare solo mio figlio che è contemporaneamente Amore e fatica. Mentre ieri guardavo a lui con contemplazione per non perdermi niente di ogni sua età, oggi guardo a lui sperando di vederlo crescere in fretta. Questo meccanismo genera sicuramente instabilità affettiva, incoerenza, incapacità appunto “ad ascoltarlo”. La fatica che io provo per arrivare in fondo alla giornata comunica a lui, il desiderio di vederlo grande prima possibile, come se questo mi “liberasse” dall’essere genitore. E’ indubbio che questo passi anche a lui e di conseguenza il terrore di perdere anche me, oltre a colui che in qualche modo ha già perso: ” suo padre”. Cara amica sono molto stanca di tutto e con molta fatica arranco per proseguire in questa mia vita che non mi piace più da un bel pò di tempo e dalla quale spesso tento di sfuggire, facendo molto male anche a mio figlio. Non sono stata con lui molto brava e continuo a non esserlo. Spesso scelgo me invece di lui. Spesso dico parole che non dovrei dirgli. Spesso mi accorgo che il gioco fra il desiderio e il terrore di perderlo lo faccio pagare a lui e tutto questo mi scaraventa in un buco nero dove mi perdo e non so come riemergere nè se lo voglio.
Carissima amica, oggi sei l’unica detentrice di un dolore così devastante e conoscendoti non so davvero se questo sia giusto. Se sia giusto coinvolgerti in questa conoscenza che di sicuro ti addolora e ti affatica, mentre in realtà ho desiderio di aiutarti nella tua liberazione. Mi consola un pò il fatto che spero con questo mio modo di condividere con te il dolore, io possa dirti: “ecco io sono quasi nuda davanti ai tuoi occhi, può darti ciò l’opportunità di fare altrettanto, se ne avrai bisogno? E’ difficile dare agli altri ciò che ci è permesso vedere dal di fuori, ma per me è invece un grande segno di amicizia che vado cercando da molto tempo. Colei o colui che ha la forza di metterti davanti a te stessa, quando per te diventa difficile. “Chi trova un amico, trova un tesoro”. Mai frase è stata più vera per me in questo momento…
A presto, mia carissima amica, il giorno è già la fuori, pronto che mi sta aspettando, ed io non so con certezza se desidero incontrarlo…di sicuro so di voler esserci quando suo padre riporterà a casa mio figlio…
Un abbraccio.
Lettera ad una carissima amica
Novembre 26, 2007 · 4 Commenti
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