Atlantide: la città sommersa

Post da Settembre 2008

Ci può essere amicizia tra un uomo e un donna?

Settembre 28, 2008 · Lascia un Commento

Esiste l’amicizia tra uomo e donna? Questa è una di quelle domande che potremmo assimilare ad altre del tipo: Esiste l’amore eterno? E’ nato prima l’uovo o la gallina? Fino ad arrivare al massimo del dilemma umano, con l’interrogativo “fisicoreligioso” sul sesso degli angeli. La risposta è si! Se almeno uno dei due è omosessuale…No, non vuole essere una battuta facile, ne tantomeno una improbabile dissertazione filosofica, o peggio ancora semplice superficialità. La mia affermazione è per chi ha voglia di vedere oltre, di capire tutte le miriadi sfaccettature che un rapporto implica. Infatti, la prima vera tangibile risposta è nella domanda stessa: E’ POSSIBILE L’AMICIZIA TRA UOMO E DONNA? Mi spiego,vi capita mai di sentire l’inverso? No vero? Ecco, questa è la prima risposta; perchè già sottointende che il maschio è nella sua condizione più istintiva e riconoscibile, quella del dominio sulla femmina. Immaginate un uomo nel pieno della maturità sessuale, con ormoni che litigano fra loro, o più avanti nell’età, un uomo nel pieno della maturità, quanto pensate che possono resistere, nell’avvicinarsi alla loro amica? Facciamo l’esempio opposto…Vale a dire che un uomo si comporti da vero amico con una donna. Sia pronto a sostenerla o criticarla, sia presente nel bisogno e non colpevolizzato quando assente, insomma un uomo che faccia tutte le funzioni di un perfetto compagno senza esserlo. Situazione tremendamente intrigante per una donna! Non fosse altro che per mettersi alla prova, quindi entrerebbero in gioco le sue peculiarità, capaci di stimolare la mente e il corpo. Per dirla con le parole di “non ricordo chi” :Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni!…Forse, l’unico vero modo di condividere l’amicizia tra uomo e donna, è quello di frequentarsi fra coppie.Teoricamente esiste un’etica che salvaguarda il rapporto fra mogli e mariti, e, di fatto, le loro amicizie all’interno di un gruppo; ma anche qui c’è spesso qualche spericolato/a erotomane. Ammettendo che ci sia assoluta serietà da parte di tutti, come vi sentireste, se vostro marito vi dicesse: “sto andando a pranzo con la moglie del nostro amico,  per parlarci un pò!” o nel’altro caso: ” vado a prendere un aperitivo con il marito della nostra amica per fare due chiacchiere!” Non voglio dilungarmi oltre, quindi al quesito: ESISTE L’AMICIZIA TRA UOMO E DONNA? Rispondo con una domanda…L’AMICIZIA TRA UN UOMO ED UNA DONNA, E’ UNO STATO DEL CORPO O DEL CUORE?

Maria

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Quando si parla del mio privato non permetto intrusioni!

Settembre 25, 2008 · 2 Commenti

La frase del titolo è la pubblicità di un porta blindata, protagonista, Andy Garcia. Tutti noi vorremmo una porta simile… insieme a lui chiaramente! In questo caso “Lui” ci farebbe dimenticare qualsiasi preoccupazione! ll problema è che la porta mi costerebbe più di quanto un ladro troverebbe nella mia casa, e la cosa più sconvelgente, Andy Garcia, non verrebbe! Eppure spenderei volentieri quei soldi, per una sicurezza personale. Ma che cosa ci provoca così tanta insicurezza?  Prima di addentrarmi in un terreno così malfermo, sono andata a vedere che cosa ci dice il nostro vocabolario italiano. Esso recita così: “mancanza di sicurezza, di padronanza, di fiducia in se stessi, per cui si agisce con eccessiva ed inopportuna esitazione. Mancanza di stabilità politica ed economica”. Non soddisfatta controllo che cosa si dice della sicurezza. “Condizione, stato di esenzione da pericoli; il non correre alcun pericolo; l’essere al riparo da ogni pericolo. E sufficiente avere una porta blindata per sentirsi sicuri e fuori pericolo? La sicurezza è data solo da una moltitudini d leggi che ci proteggono o è qualcosa anche di personale che riguarda la sensazione di no sentirsi soli e impotenti? Siamo davvero più sicuri se il nostro Stato, per garantirci la sicurezza imbriglia anche la nostra vita? Siamo certi che le leggi che oggi ci sembrano a favore della nostra difesa, non abbiamo delle restrizioni eccessive anche per noi onesti?  Abbiamo bisogno davvero di nuovi leggi invece di far funzionare quelle che già abbiamo?  Non sarà che stiamo permettendo troppe intrusioni sbagliate nel nostro privato?

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Possiamo provare a non riempire i vuoti?

Settembre 24, 2008 · Lascia un Commento

Ogni tanto mi capita di sentire che la mia “anima” non è completamente “piena”! Quando uso la parola anima, mi viene in mente quanti modi infniti esistono nel pensarla, anche se mi sembra di capire che più spesso viene usata in termini religiosi. E mi chiedevo: coloro che credono in un Dio, hanno l’anima piena? I “vuoti” sono vissuti solo dagli atei? La solitudine, la vivono solo coloro che non credono? E’ quindi essa, una mancanza d’amore, che Dio potrebbe riempire sempre? Perchè questa sensazione genera così tanta paura, da non poter far a meno di riempirla?  Mi capitava spesso di sentire quel sapore di vuoto, succedeva allora che mi mangiassi del gelato, o della cioccolata, erano come delle “coccole di consolazione”. Il problema si faceva avanti quando esageravo, quando da una semplice fetta, passavo ad interi barattoli, allora il mangiare diveniva… riempirsi l’anima! E questo per quanto ne sapevo apparteneva a moltissime persone dei cosidetti “paesi ricchi”. Mi domandavo: ma quei popoli che sono poveri, l’anima, è dolorante anche per loro, o questa sensazione nasce quando hai lo stomaco pieno? Non dover faticare per la sopravvivenza fisica, provocava più dolore all’anima, o era semplicemente che noi avevamo il tempo di sentirla? Chi aveva fame, come si occupava della propria?  Lo spostamento dell’interesse sulle cose esteriori, dataci dalla nostra cultura priva di altri valori, era un’altra panacea per distorglerci dai nostri vuoti interiori? I varietà, le fiction, i giochi che ci propongo televisivamente, servono a “riempirci”?  Ma se per evitare di viverli, si riempivano in maniera errata , non si sarebbero poi riproposti abbastanza presto? Non era questo, semplicemente un modo per non cercare le risposte, le motivazioni, un modo per non vivere il dolore? Era così difficile concepire il dolore come un sentimeno necessario per godere il piacere non effimero? Eravamo ancora interessati ad un piacere profondo e sublime? Che cosa ci impedisce di rimanere immobili ad ascoltare, quando sentiamo quel sapore che da dentro l’anima arriva in bocca?

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Un convegno dell’associazione STAREFRA

Settembre 21, 2008 · 3 Commenti

L’affidamento familiare è l’accoglienza temporanea nella propria casa e nella propria vita di un minore in difficoltà, con l’obbiettivo di accompagnarlo in quel momento particolare della sua vita. Saper amare un bambino che non “ci appartiene”, aiutarlo  sapendo che prima o poi si dovrà separare da noi e ritornare nella sua famiglia di origine è ciò che sta facendo l’associazione STAREFRA, insieme agli operatori competenti e alle istituzioni. Un supporto nato da alcuni genitori che avendo fatto questa esperienza, hanno sentito l’esigenza di costruire momenti di confronto e di aiuto reciproco. L’associazione, nata nel 2005, è cresciuta nel suo interesse ed ha spaziato oltre se stessa, in un confronto sempre più costruttivo con le istituzioni, con l’obbiettivo di costruire un progetto all’interno del quale ogni soggetto trovava il giusto spazio. Nel convegno tenutosi questa sera, hanno partecipato genitori che vivono tali esperienze e persone desiderosi di portare il loro contributo per costruire momenti di incontro e di sensibilizzazione sulla famiglia intesa come nucleo primario di affettività e educazione. Prossima scadenza novembre, dove l’associazione cercherà di mettere a punto un programma di inziative esterne.
Abbiamo partecipato all’iniziativa con la curiosità di conoscere i progetti dell’associazione, pensando all’affido come a qualcosa di molto difficile e complicato, ci siamo accorti che l’amore non è mai difficile e complicato. Amare tuo figlio è qualcosa di scontato per noi genitori “normali”. perchè “naturale”, finché non entri in rapporto con chi ha deciso che l’amore poteva comprendere anche coloro che non erano stato fortunati come i tuoi figli, è allora che  scopri un amore ancora più grande. Nell’affidamento tu doni interamente la tua anima, il tuo corpo, il tuo tempo, a qualcuno che ha un bisogno vitale, e lì decidi che per questo bambino sarai il porto sicuro, il faro, che illumina una strada perché quel bambino ci possa camminare, e voi lo guardarete da lontano, perché cada il meno possibile, perché nella caduta sappia rialzarsi e riprovare a camminare, perché sarete capaci di lasciarlo andare quando egli avrà bisogno di andare. Non è forse questo il modo migliore di amare i figli? Spesso diamo ai nostri figli naturali la sensazione che essi abbiano sempre “le spalle coperte”, gli altri sanno bene che possiamo essere solo una rete momentanea di protezione per non perdersi definitivamente e ci provano insieme a noi. Non è forse questo un amore più sano di quello che a volte diamo ai nostri figli naturali? Questo modo di amare ci sembra che sia uno scambio così forte di amore da non sapere se l’amore che diamo a questi bambini, sia più grande di quello che loro rendono…
L’amore va cercato e  vissuto,  serve per sentirsi vivi., perché la vita non è nulla senza amore…

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Il tempo deve essere strutturato?

Settembre 19, 2008 · Lascia un Commento

Nell’ultima seduta dalla mia terapista, due frasi mi avevano particolarmente colpita: “il tempo è necessario strutturarlo e le abitudini sono sicurezze”. Lo aveva detto come una cosa scontata. Perchè allora io mi sentivo così depressa nelle abitudini e ritenevo che il mio tempo fosse anche troppo strutturato! Se molta parte della mia giornata era prevedibile, le mie scelte che spazio potevano avere? E se le abitudini sono delle sicurezze, perchè spesso quando un rapporto termina si dice quasi sempre: colpa della routine? Il mio bisogno di imprevisti, mi portava inconsapevolmente a scegliere di rimanere single? Che cosa si intendeva per abitudini? Fare colazione era un’abitudine? Strutturare il tempo, voleva forse dire fare le stesse cose pensando di volerle?  E quando ci capitava di non strutturarlo, il tempo ci invadeva, destabilizzandoci?

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