Carissimo Amico, ho letto la tua lettera infinite volte, e continuerò chissà per quanto. Sono diventata estrema (o lo sono sempre stata?) e ogni volta ho bisogno di comprendere ogni piccola lettera, ogni pensiero che si cela dietro le espressioni, ogni attimo che si nasconde fra le righe. Quindi, eccomi di nuovo a sciverti. Un barlume di paura fa capolino dal mio cuore, e allora il bisogno di precisare: sarai preso dal lavoro impegnativo che stai facendo? Dalla vita che oggi ti sei scelto? Mentro io ti “disturbo” con cose forse futili e che non servono alla “causa politica”. Io, che pur correndo per arrivare sempre a svolgere tutto il lavoro che mi aspetta, trovo il tempo di scrivere lettere, “trastullandomi” con cose personalissime, mentre “fuori” la gente cerca di sopravvivere e qualcuno neppure riesce? Eppure, oggi riesco a non sentirmi in colpa, forse per la prima volta, ma a dedicare alla mia vita privata tutto il tempo di cui ho bisogno. Per molto tempo ho pensato che coloro che non si occupavamo mai di “politica”, fossero un pò tutti qualunquisti, poi ho conosciuto persone che attraverso la semplice capacità di amare gli altri, riescono a vedere e sentire quale vita vogliono per il mondo, ed è la semplice strada che ti arriva dal cuore e dopo riesce tutto bene. Quando l’apertura del cuore è totale, niente ti spaventa, ed è da lì che per me oggi passa il concetto di “politica”. Ritonando alla tua lettera, finalmente mi hai voluto gridare il dolore che la fine del nostro rapporto ha provocato. E nonostante tu precisi che non ce l’hai con me, in realtà non mi sembra sia così. Forse al dolore vero, si è aggiunto altro. Schemi interiori ed esteriori, di una società che ci circonda. Tu non hai lottato per un amore che non potevi perdere, hai abbandonato il campo, hai fatto posto, spazio. Non hai litigato con me, non ti sei mai arrabbiato, non hai urlato il tuo dolore, hai preferito subire l’inganno, il tradimento, pur di non metterti in gioco. Da parte mia, il perenne bisogno di sprofondare in ciò che di più intenso mi fosse passato accanto, incapace di continuare a cercare l’intensità in ciò che avevo. Oggi continuo ad essere sola, perchè gli uomini non sanno più “stupirmi con effetti speciali” al massimo mi tramortiscono. IL profondo mondo dell’estasi viene semplicemente abbandonato per lasciare il posto alle pantofole, che ogni sera si indossa nello stesso modo, contenti di poterlo ancora fare. Il dolore ci spaventa, ma il dolore profondo per qualcosa che tocchi, quando sfiori il cuore di qualcuno, non ha paragoni, ed è per quella intensità per cui vale la pena vivere. Ma lì in quel luogo, non c’è paracadute, non c’è corda che possa sostenere l’equilibrista, non c’è solitude in quell’essere totalmente solo, non c’è pelle che copre il tuo cuore, e quando cadi rischi di farti molto male, ma se non cadi, non saprai mai com’è la vibrazione del tuo cuore. A lungo, dopo il dolore ho cercato la pace, ed ho ottenuto soltanto, il silenzio del mio cuore, finchè un giorno ha bussato più forte del solito, ed io sono tornata a ripenderlo in considerazione. Nelle nostre giornate passiamo a fare i giochi che ci sono stati insegnati, e se ci accorgiamo di questo, ne inventiamo uno nuovo, ma raggiunge sempre lo stesso obbiettivo: quello di non vivere mai la vita, sopravvivendo fino alla morte. Non posso ancora dire al padre di mio figlio, di essergli grata per avermi “abbandonata”, ma nonostante io non ci riesca, questa è la verità. Se non lo avesse fatto, non mi sarebbe stato permesso il tentativo di scoprire nuovamente il cuore, metterlo su un piatto d’argento e offrirlo ogni mattina che mi alzo.
