Atlantide: la città sommersa

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Emozioni e colori…

Maggio 31, 2009 · 2 Commenti

Emozioni e colori, titolo dell’invito o Parole a colori, titolo del libretto che raccoglie i disegni dei “ragazzi” e le poesie di Roberto Moscato, la sostanza non cambia si parla comunque di emozioni. Emozioni mosse dall’arteterapia che la Dott.ssa Paola Marcucci svolge da anni per i ragazzi  dell’Associazione Riabilita. Ieri,  Sabato 30 maggio 2009 in collaborazione con  l’Ospedale di Comunità di Poggibonsi, sala Auditorium del Monoblocco di Campostaggia, è stata presentata l’attività di questi ragazzi,  perchè i loro disegni andranno ad arredare le pareti di questa parte dell’ospedale. I vari operatori hanno cercato in poche parole di far comprendere il loro lavoro con questi ragazzi cercando di comunicare a noi profani, non solo l’importanza del loro operato, ma sopratutto le emozioni che tutto ciò provoca a loro stessi. Possiamo dire che ci sono riusciti. L’auditorium profumava di una bella energia positiva. Vogliamo ricordare i nomi delle persone che si prodigano per questo progetto, dedicando  parte del loro tempo a “vivere” esperienze così emozionanti, mettendo a disposizione le loro capacità e i loro strumenti e questo secondo noi è così importante che scegliamo di nominarli solo come un piccolo gesto di gratificazione nei loro confronti: dott. Russo Gennaro Resp. U.F. Cure Primarie della VE , Marco Gozzi coordinatore dell’ospedale di Comunità/Hospice di Poggibonsi, Alessandra Gorgeri Presidente Associazione Riabilita, Dott. Giovanni Bonelli Clinica psichiatrica dell’Università degli Studi di Siena, Dott. Paola Marcucci progetto di Arteterapia Associazione Riabilita-Osp di Comunità, Roberto Moscato autore delle poesie del libro “Parole e colori”, Leica Club Siena per aver collaborato alla fotogirata con i ragazzi, gli operatori dell’ospedale di comunità. Tutte queste persone ci hanno emozionato con le loro parole, con le loro spiegazioni e con il loro amore per i “ragazzi”, ma i soggetti predonominanti sono rimasti loro: i ragazzi, con i loro disegni, con la loro presenza, con le loro spontanee parole. Solo quattro di loro hanno parlato, chi leggendo un piccolo fogliettino chi a braccio, come si usa dire, pochi minuti, poche parole, ma erano quelle giuste, erano quelle che sono penetrate fino alle nostre emozioni…

Loro, che sapendo di regalare i loro disegni a chi soffriva dentro un ospedale, hanno dato l’anima per regalare quei bellissimi colori e alleviare le sofferenze… Loro che senza maschere, senza schemi, senza pregiudizi, sanno accogliere le emozione degli altri,  amalgamarle con le loro e renderle al mondo in forme di colori.

Siamo felici di essere stati presenti, siamo felici di regalare questo piccolo spazio a queste potenti “voci sommerse”. Non mollate ragazzi, perchè il mondo ha estremamente bisogno delle vostre voci sommerse…

(L’Associazione Riabilita si occupa di salute mentale. Gestisce il Centro di Socializzazione Bellemme che accoglie persone in difficoltà con l’obiettivo di aiutarle a reinserirsi all’interno della società sia da un punto di vista lavorativo che socio-relazionale tramite percorsi personalizzati, favorendo, tramite varie attività, lo sviluppo dell’autonomia e della responsabilità di ognuno.
In collaborazione con la Dott.ssa Paola Marcucci, l’Associazione sostiene da una decina di anni percorsi di riabilitazione attraverso l’arteterapia nella quale si usano principalmente colori acquarello con la tecnica steineriana.)

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Al padre di Eluana Englaro

Febbraio 27, 2009 · Lascia un Commento

Esiste per me una sacralità così alta della persona, che nessuno è tutto da buttare via per intero, neppure il peggiore, perchè da lui io posso sempre imparare qualcosa. Questo non vuol dire non avere regole, anzi, esattamente il contrario. Un conto sono le regole che una società “deve” scegliere, “avere”, perchè siano democraticamente rispettati i valori che il  popolo stesso si è consapevolmente dato, un altro è il desiderio e la scelta per ognuno di noi, di comprendere, al di là di regole e leggi, ogni essere nella più piccola essenza e di questa essenza farne tesoro. Ed è per questo che voglio uno stato completamente e democraticamente “laico”, perchè ogni essere possa avere il diritto di “sostare” in questa vita senza essere “aggredito”.

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Commento a “lettera ad un figlio”

Novembre 1, 2008 · Lascia un Commento

Abbiamo scelto di pubblicare questo commento perchè quando i sentimenti trasudono così forte da una lettera, noi vogliamo farli conoscere, e perchè chi ha una storia simile, possa raccontarsi. Atlantide

“a rileggere questa lettera mi sembra quasi la mia storia, cioè la storia della mia famiglia, di mia mamma.
ha avuto un po’ gli stessi problemi, ma molti in più.
una volta abbandonati, io mio fratello mia sorella e mia mamma, piccoli innocenti e indifesi, senza casa, senza pane senza letto quasi indirizzati per l’elemosina.
per fortuna na persona c’è, chiamatelo, Dio secondo me, ma potete chiamarlo come volete..
ora ho un pc come vedete, frequento una scuola i miei voti sono massimi, mia mamma ha comprato una casa che sta “pagando con il sangue” come dice lei.  Io e i miei fratelli siamo uniti come mai, ho 14 anni, mio fratello 13 e mia sorella 12.
di fila! :P
e questa poca differenza d’età, ci ha aiutato e ci sta aiutando visto che stiamo entrando tutti e tre nella fase adolescenziale.
vivo per la mia famiglia, non potrei vivere senza mia mamma, che è la mia vita!
e comunque le faccio i miei complimenti l’ammiro. perchè non solo con la parola ci si può esprimere ma anche con una lettera stupenda come questa!

ps: solo un particolare, io con mio padre non ho per niente un bel rapporto. i miei fratelli sì.
io ricordo, loro no!”

Smile

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Un convegno dell’associazione STAREFRA

Settembre 21, 2008 · 3 Commenti

L’affidamento familiare è l’accoglienza temporanea nella propria casa e nella propria vita di un minore in difficoltà, con l’obbiettivo di accompagnarlo in quel momento particolare della sua vita. Saper amare un bambino che non “ci appartiene”, aiutarlo  sapendo che prima o poi si dovrà separare da noi e ritornare nella sua famiglia di origine è ciò che sta facendo l’associazione STAREFRA, insieme agli operatori competenti e alle istituzioni. Un supporto nato da alcuni genitori che avendo fatto questa esperienza, hanno sentito l’esigenza di costruire momenti di confronto e di aiuto reciproco. L’associazione, nata nel 2005, è cresciuta nel suo interesse ed ha spaziato oltre se stessa, in un confronto sempre più costruttivo con le istituzioni, con l’obbiettivo di costruire un progetto all’interno del quale ogni soggetto trovava il giusto spazio. Nel convegno tenutosi questa sera, hanno partecipato genitori che vivono tali esperienze e persone desiderosi di portare il loro contributo per costruire momenti di incontro e di sensibilizzazione sulla famiglia intesa come nucleo primario di affettività e educazione. Prossima scadenza novembre, dove l’associazione cercherà di mettere a punto un programma di inziative esterne.
Abbiamo partecipato all’iniziativa con la curiosità di conoscere i progetti dell’associazione, pensando all’affido come a qualcosa di molto difficile e complicato, ci siamo accorti che l’amore non è mai difficile e complicato. Amare tuo figlio è qualcosa di scontato per noi genitori “normali”. perchè “naturale”, finché non entri in rapporto con chi ha deciso che l’amore poteva comprendere anche coloro che non erano stato fortunati come i tuoi figli, è allora che  scopri un amore ancora più grande. Nell’affidamento tu doni interamente la tua anima, il tuo corpo, il tuo tempo, a qualcuno che ha un bisogno vitale, e lì decidi che per questo bambino sarai il porto sicuro, il faro, che illumina una strada perché quel bambino ci possa camminare, e voi lo guardarete da lontano, perché cada il meno possibile, perché nella caduta sappia rialzarsi e riprovare a camminare, perché sarete capaci di lasciarlo andare quando egli avrà bisogno di andare. Non è forse questo il modo migliore di amare i figli? Spesso diamo ai nostri figli naturali la sensazione che essi abbiano sempre “le spalle coperte”, gli altri sanno bene che possiamo essere solo una rete momentanea di protezione per non perdersi definitivamente e ci provano insieme a noi. Non è forse questo un amore più sano di quello che a volte diamo ai nostri figli naturali? Questo modo di amare ci sembra che sia uno scambio così forte di amore da non sapere se l’amore che diamo a questi bambini, sia più grande di quello che loro rendono…
L’amore va cercato e  vissuto,  serve per sentirsi vivi., perché la vita non è nulla senza amore…

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E’ così sbagliato essere attratti dalla modernità?

Settembre 13, 2008 · Lascia un Commento

Quando frequenti un corso di yoga di quelli seri, ti insegnano a ritornare alla natura del tuo corpo, e sembra che in questo modo, sia difficile accettare la modernità. Se si ha voglia di scrivere dobbiamo prendere penna e carta e non computer; per comunicare, con fatica si accetta il telefono, ma solo per non essere tagliati fuori da rapporti con parenti e amici; il televisore c’è, ma rimane spento; il forno esiste, ma serve come ripostiglio. Figuriamoci poi ciò che di recentissimo è sul mercato, quello non è neppure conosciuto! Allora perchè io invece, pur frequentando il corso, mi sento sempre più attratta dalla modernità e da ciò che essa mi mette a disposizione per soddisfare una serie di bisogni ai quali non posso o non voglio rinunciare, e per i quali non voglio “perdere” il mio tempo prezioso? Se fare yoga è riportare la mente e il corpo alla sua naturale essenza, la nostra essenza ha bisogno di fare tutto con lentezza? Quindi, non ha un elenco di cose da fare entro la fine del giorno, ma ha semplicemente bisogno di ascoltarsi. E come si può conciliare tutto ciò con una società che va dalla parte opposta? Rimanendo immobili “dentro”? Non “piegarti” ai suoi strumenti, ma usarli sapendo che puoi anche farne a meno, non è alla fine più yogico che disconoscere una modernità necessaria al miglioramento della vita? Ma nel momento che riesci a non avere “attaccamenti” a cose o persone, significa che puoi farne a meno? E se questo è vero, se la crescita della nostra modernità non significasse distruzione e sfruttamento, se non ci educassero al “consumo obbligato”, sarebbe comunque sbagliato non proseguire in questa ricerca? Una società fondata sulla “libertà di consumo” riuscirebbe a sopravvivere? L’uomo ha comunque dentro di sè, il desiderio di “avere”  o è soltanto indotto? L’offerta, pur nella libertà, mi renderebbe comunque attratta e quindi dipendente? L’attrazione, allora, è comunque una forma di dipendenza?

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