Perchè Atlantide?

-“Due anni fa, quando il padre di mio figlio, mi ha lasciata per un’altra donna, ho sofferto come non mi era mai capitato. Scoprii che mio marito aveva un’amante, semplicemente leggendo un messaggio sul cellulare. Dopo venti giorni le avevo fatto le valigie e messo fuori di casa. Lui lo ritenne “un grave affronto”, e si sentì in diritto di togliermi qualunque forma di rispetto. Al dolore classico, che ogni persona vive, nell’essere abbandonata, se ne aggiunse un altro: quello di essermi trovato vicino un uomo, che nonostante fosse il padre di mio figlio, e vivessimo insieme da quindici anni, si voleva sbarazzare di noi due, come se fossimo scarpe vecchie. Avevo “investito tutta la mia vita nel nostro rapporto, ed ora non sapevo come proseguire. Mi piaceva veder crescere nostro figlio e poter riprendere i nostri spazi di coppia. Stare insieme non mi annoiava, anzi mi mancava sempre. Ma questo era stato… “il mio sogno!” e il mio errore. Per cercare di uscire dal famoso “tunnel” non ho iniziato a frequentare locali, e a conoscere uomini, come ho visto fare a moltissime. Non mi sono imbottita di psicofarmaci, ed ho cercato di non fare cose che mi togliessero la dignità. Troppo spesso avevo incontrato persone che conducevano una vita poco adatta alla loro età. Ho visto che con questa modalità si ha meno rispetto di se stessi e dei figli. Il dolore, nessuno ci ha insegnato a viverlo come un passaggio obbligato per crescere. Viviamo di beni frivoli e ci ammaliamo di malinconia. Facciamo di tutto per non soffrire e finiamo per vivere perennemente depressi. Non ho voluto arrivare a tutto questo. Ho tentato di prendere la mia sofferenza come un’occasione per andare a vedere un pò tutto la mia vita, prendendo coscienza delle mie “responsabilità. E’ una strada dura e faticosa, ma la semplificazione non è interessante. Non posso dire di non aver sofferto in questa scelta, non posso affermare che è semplice. Ho persone e faccio cose che mi aiutano, vero. Ma sono persone e cose che stanno dentro alla mia scelta. Ho separato il padre di mio figlio da ciò che era stato uomo con me donna, ed ho iniziato, e continuo, a fare tutto perchè nostro figlio possa avere la sua “famiglia”, pur non essendo tradizionale. E’ stato sufficiente cominciare a rispettarmi, per creare intorno a me il cerchio che mi apparteneva, non permettendo più a nessuno di calpestarlo. L’ho fatto non con l’arroganza, ma semplicemente imparando ad amarmi. Le differenze sostanziali che ci sono (ma che c’erano sempre state) con il padre di mio figlio, le ho separate dal nostro essere genitori, relegandole semplicemente in un luogo dentro di me, dove ho messo la capacità di guardare gli altri per come sono, e non per come mi piacerebbe che fossero. Mi sono tolta dallo spazio che riguardava mio figlio e suo padre, lasciando il rapporto nelle loro mani. Così continuo la mia strada, e non è più come prima che “dovevo” raggiungere un obbiettivo. Ora il bello è “nel percorso”.-

Così è nata Atlantide. Rendendoci conto che per molte persone la strada dell’autostima è molto difficile, e che la solitudine è un dolore a volte insopportabile.

Attraverso Atlantide vorremmo tentare di costruire, uno spazio on-line, dove incontrarsi e aiutarsi a trovare l’appuntamento con la propria strada, attraverso appunto l’interconnessione di anime…

Ma le anime vorremmo che diventassero… ” le nostre città visibili”.

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