-La signora con la falce…

Carissima, stasera ci vedremo di persona e quindi potremo parlare, ma voglio scriverti perchè dopo che me ne sarò andata potrai leggermi.
Oggi non è stata una gran giornata. Le feste di questo tipo non mi mettono mai di buon umore, anzi mi vengono in mente tutti i dolori dell’anima del  mondo e siccome sono veramente enormi, frano semplicemente sotto i miei, banali. La separazione con mio figlio mi fa ancora male e invece di coccolarmelo finisco per rovinare anche gli ultimi istanti. Quando lui era piccolo, facevamo un gioco. Ogni volta che andava al nido, io mi facevo piccola, piccola e mi nascondevo dentro il taschino della sua maglia, sulla sinistra, vicino al cuore. Così lui usciva sempre sorridente perchè non si sentiva mai solo. Non riesco più a fare questo gioco, mi sembra che non sia più sufficiente e il dolore mi invade facendomi sbagliare con lui: la persona per me più importante al mondo.
Dopo due anni ancora non riesco a venir fuori da questo rancore profondo che ho nei confronti di suo padre e della… Signora. C’è qualcosa dentro me che deve essere estirpato con tutti i mezzi e le forze possibili. Questa energia devastante può uccidere me e mio figlio, ed io non lo voglio. Per togliere questo, c’è bisogno che io usi tutti i mezzi in mio potere, ma soprattutto che trovi sempre la forza combattere. E’ qui che io sono debole. Mi perdo in lugubrazioni assurde. Sempre incerta fra il rispetto di me stessa e la disciplina che ho bisogno di avere per sconfiggere quel male oscuro che mi dilania l’anima. La vita è dura e difficile ed io invece mi ero abituata a cercare strade semplicistiche. Nel momento che qualcuno mi ha messo di fronte a questa verità sono crollata e continuo ad aggrapparmi a zavorre fatiscenti. Carissima, voglio invertire questa rotta. Ora so che lo voglio, ma poi lo perdo con una facilità estrema. In questa strada io strizzo l’occhiolino alla morte come forma di liberazione, ma contemporaneamente mi sento solo una grandissima stronza per non avere il rispetto di coloro che stanno davvero combattento la signora con la falce, come la tua amica. Non so a quante cose io mi dovrò aggrappare per non perdere il mio itinerario, ma è veramente l’ora di chiudere di giocare con la mia vita e con quella degli altri. Sono due anni che invece di scrollarmi mi obbligo e piegare il capo e a trascinare pietre enormi, punendomi di cose che vanno lasciate alle spalle. Vorrei poter dire: ecco ci sono, sono pronta, invece sono ancora al “pronunciamento degli intenti”. Sono alla bocca del vortice e non sono sicura di lasciarmi andare…
Un fortissimo abbraccio, carissima amica mia, e che il prossimo anno possa essere per te, speciale, sempre e comunque.

Atlantide

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