-Il nulla che avanza…

Questo è il titolo di un articolo che potrete leggere su: duechiacchiere.it, blog da noi segnalato. Da qualche tempo Atlantide sta cercando di entrare in rapporto con altri siti simili, segnalarli, ma soprattutto, comunicare. Ecco perchè riportiamo il commento che noi abbiamo fatto al loro articolo. Come se volessimo allargare un pò il cerchio, nel tentativo di mettere in contatto anime diverse. Chissà che questo non provochi qualche piccola scossa alla città sommersa!…

Qualunque persona di “buon senso” darebbe ragione a questo articolo. Fra l’altro “duechiacchiere.it”, lega questa sua opinione ad un altro fatto gravissimo: quello del ragazzo portatore di handicap malmenato su un tram a Roma, dove nessun passeggero le è venuto in soccorso. Vorremmo provare ad andare oltre, domandandoci perché  il nulla avanza. Fine di quel senso di solidarietà, di appartenenza ad un popolo, ad una nazione? Fatto indiscutibile, ma perché? Noi di Atlantide apparteniamo a quella generazione che viveva un individuale pieno di ideali, di valori, trasmessi da nonni, e genitori, che avevano vissuto il periodo buio del fascismo e della guerra. I nostri bisogni individuali, ci hanno portato a cercare chi era come noi, iniziando la costruzione di una collettività sempre più ampia. In quella collettività nascevano intellettuali, uomini politici, che hanno saputo far cogliere quella grande spinta della società civile, e coniugarla in grandi leggi, ottenute con grandi manifestazioni pacifiche. Vogliamo dire, con questo, che questa era la nostra vita, i nostri desideri. Luoghi dove nascevano amori, amicizie. Le nostre giornate erano intense, ricche, creative, ma nessuna ce le regalava, le avevamo dovuto pensare, progettare, costruire, e conquistare. Pensiamo che oggi siano venute meno, varie componenti di questo mix, anche perchè alcune non più adatte al cambiamento repentino della società e le generazioni preposte a questa “trasmissione dati”, non hanno più avuto la “coscienza” di ciò che stava accadendo. Il meccanismo è sfuggito di mano a chi poteva far continuare questa meravigliosa storia ed è finito in mano a chi non vedeva l’ora di far maturare una società qualunquista. Peccatori di questo, proprio quelle generazioni che hanno fatto quelle grandi battaglie e ottenuto quelle splendide vittorie. Sono di quegli anni la lotta contro la guerra nel Vietnam, che portò ad un grande movimento pacifista, la conquista della legge sull’aborto, sul divorzio, il nuovo diritto di famiglia, la sconfitta del terrorismo e la difesa quindi, delle nostre istituzioni democratiche. La nostra vita individuale e collettiva aveva una profonda coerenza e etica. Che cosa vogliamo dire con questo? Oggi ogni singolo individuo, ci sembra che rimanga all’interno di uno spazio che altri hanno costruito, ritagliandosi il meglio per se stesso. Non osa rimettere in discussione quel pezzetto, né tanto meno decidere che lui vuole essere diverso, cercando e rispettando i propri valori e quelli degli altri. Costruendosi internamente una sua etica, una sua morale, perchè troppo difficile vivere così! Conosciamo moltissimi politici che lo fanno di mestiere, che per primi sono quelli che si sono ritagliati spazi non individuali, ma individualistici. Non intendiamo fare un discorso qualunquista per dire che tutti i politici sono uguali, perchè non è vero. Noi sappiamo che  i Democratici di Sinistra sono diversi, molto, da quelli di Forza Italia, ma anche loro, si sono “adeguati” al meglio, e non c’entrano le bustarelle o i soldi, c’entra per esempio essere padre, marito, moglie, compagna, figlio, mamma, ecc… E’ qui che esiste la trasversalità vera e negativa di cui si parla. Noi rimettevamo in discussione tutti i ruoli che esistevano nella nostra società, volevamo costruire la nostra vita, con le nostre capacità, intelligenze. Ci scontravamo con le vecchie generazioni, perché non intendevamo subire schemi prestabiliti. La spinta a questo erano le condizioni  di  ingiustizia che erano tipiche di quel periodo storico. Oggi apparentemente non sembrerebbe esserci motivazione per far questo, ma questo è il grande errore. Ogni generazione deve prendere nelle proprie mani la propria vita e dipingerla a modo suo, e quelle precedenti devono non subire, ma accettare e confrontarsi. Perché i nostri figli possano far questo, hanno bisogno di noi, che diamo anche regole, che poniamo limiti, che ci interessiamo al loro futuro non spianandogli la strada, ma insegnandogli a trovarla con fatica, cercando di essere al loro fianco con la nostra storia. Questa si chiama solidarietà, ricerca, rispetto. Così si costruiscono i valori, l’etica, la morale, attraverso l’esempio.
E’ qui che entra nuovamente il ruolo importante di una società democratica, dove la politica è strumento determinante. Chiaro che la politica è l’arte del possibile e che oggi le differenze sono enormi, ma se ritorna in primo piano il rispetto per  la “sacralità laica dell’individuo”, su questo si possono costruisce confronti nella società civile,  su questi progetti si scelgono le persone, e forse la politica può avere strumenti nuovi e costruire ideali e valori moderni. Da dove iniziare allora? E chi? Intanto per quanto ci riguarda facciamo la nostra parte. Attraverso i blog, nella nostra vita di cittadini, nei nostri ruoli di figli, mamme, padri. Cerchiamo di ritrovare la passione, il desiderio di svolgere con coscienza e coraggio i vari ruoli, rimanendo sempre e solo “persone che hanno il diritto del rispetto per se stessi e per gli altri ”, senza mai abbassare la testa! Iniziamo a rimettere in discussione democraticamente, coloro che non hanno questo rispetto per gli altri e con il nostro modo di vivere diamo l’esempio, e così che potremo invertire il nulla che avanza, esattamente come nel film che viene citato dal nostro amico: duechiacchiere.it
Buon lavoro!
Atlantide

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3 commenti su “-Il nulla che avanza…”

  1. camu Says:

    Ciao Atlantide, sono d’accordo in pieno sulla visione “dal punto di vista politico” che fai… un discorso in cui non ero voluto entrare per brevità del mio intervento, ma che sento come una tra le cause principale del malessere odierno. Un tempo i capi politici, di destra e di sinistra, erano veri e propri leader carismatici, sapevano calamitare la gente e diffondevano valori semplici e sinceri. Ne è un esempio il presidente Pertini: perché tutti gli altri sono stati in qualche modo dimenticati, mentre di lui si ricordano anche le generazioni che non l’hanno conosciuto direttamente? Il motivo, secondo me, è proprio nel suo carattere: schietto, propositivo e positivo. Oggi invece tra “inciuci”, condoni, menefreghisti e mancanza di coraggio, la classe politica non trasmette più quel senso di appartenenza di cui c’è tanto bisogno.

    Cambiando punto di vista, un servizio in televisione l’altra sera faceva riflettere sulla maleducazione: oggi nessuno ne è immune. Dal gettare le cartacce per terra ad urlare al guidatore davanti a noi, quando non scatta istantaneamente appena il semaforo diventa verde. La maleducazione è troppo diffusa, e genera altra maleducazione, in maniera esponenziale. Un principio di causa ed effetto che ci trascina in una spirale senza uscita. Dalla quale non si esce neppure a Natale, quando “si dice” che dobbiamo essere tutti più buoni…

  2. atlantide Says:

    Carissimo Camu, si può parlare davvero di maleducazione? O non è piuttosto quell’ansia che ci divora l’anima e che ci obbliga a fare tutto con “mordi e fuggi” senza avere più coscienza di noi stessi e di ciò che siamo? Abbiamo perso la capacità di convivere con noi stessi e così corriamo a destra e manca e tutto ciò che si frappone fra noi e il nostro arrivo tentiamo di demolirlo, fino ad arrivare ad uccidere, come nell’episodio di Erba. Il dolore del nostro nulla interiore è così forte da non poter contenere nessun tipo di manifestazione , anche quella più elementare della cartaccia. Dobbiamo “fare” sempre qualcosa perchè rimanere in nostra compagnia ci terrorrizza!

  3. atlantide Says:

    Si, quello che dici tu è vero… ma io parlo proprio della maleducazione di chi, per rispondere ad un tuo suggerimento di non fare qualcosa ti risponde “lei non sa chi sono io”. Un vezzo tutto italiano di sentirsi superiori rispetto a chi ci troviamo di fronte. Per esempio odio andare la domenica al centro commerciale, specialmente in questo periodo di saldi: chi ti ruba il parcheggio, chi ti scavalca alla fila alla cassa, chi ti sorpassa in maniera azzardata lungo la superstrada mentre te ne torni a casa. In auto ad esempio gli italiani riescono davvero a sfogare la repressione più recondita: ho visto fare e dire cose che neppure pensavo possibili. No, non è solo il mordi e fuggi della vita quotidiana, è proprio la frustrazione di non sentirci accettati che ci porta ad essere maleducati.
    Camu


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