Scrivi a Matteo

 

Giorni fa a Torino un ragazzo di 16 anni si è ucciso perché si sentiva emarginato e deriso dai suoi compagni di classe. Pare che fosse troppo bravo, troppo gentile, che stesse bene con le ragazze e per questo è stato bollato come omosessuale. Certo non usando questa parola, ma altre più pesanti e dispregiative. Poco importa sapere se lo fosse o meno, resta il fatto che l’omosessualità per i suoi compagni era una colpa sufficiente a scansarlo come un appestato, finché lui non ce l’ha fatta più.
Domani riaprono le scuole dopo la pausa pasquale. Per domani l’Unione degli studenti e l’ArciGay lanciano una giornata di mobilitazione contro l’intolleranza e l’omofobia, un’anticipazione di quella che sarà il 17 maggio la giornata mondiale contro l’omofobia e ogni genere di discriminazione. L’Unione ha lanciato anche la campagna “Ritroviamo le parole”, per invitare gli studenti e gli insegnanti a scrivere una lettera a Matteo, riflettendo su quante volte si usa un linguaggio sbagliato, parole che fanno male. Si legge sul loro sito “La politica si divide sulle marce a cui partecipare, ma noi sappiamo che la marcia più difficile è lungo il corridoio della scuola, quando hai un nodo alla gola e vorresti piangere ma davanti a loro non puoi…”

Articolo di Intoscana

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