A che età scegliamo la propria vita?

C’è un età in cui non ne siamo coscienti, ma decidiamo il nostro futuro. Ed è l’età che noi definiamo tenera, almeno così sostengono gli psicologi. E quella dell’infanzia. I rapporti con i genitori, con i nonni, con i fratelli, incidono clamorosamente su tutta la nostra vita. E se da più adulti crediamo di avere strumenti maggiori e poter decidere la nostra vita, è solo un illusione, perchè tutto sarà “comandato” da ciò che è già accaduto in precedenza. Bè allora potremmo rispondere che dopo una certa età diviene tutto inutile tanto se tutto è precedentemente stabilito! Probabilmente ci farebbe comodo che così fosse, ma la semplicità non appartiene alla vita. Essa è molto più complicata. Se è vero che in quel periodo ci pregiudichiamo il futuro è altrettanto vero che il compito più arduo è quello dopo, quando dobbiamo avere coscienza di questo e iniziare a rimuovere quel copione che ci hanno affidato e che noi abbiamo in parte recitato, e decidere se la vita è un copione o altro. A detta della mia terapista il mio copione preferito è quello di voler rimanere “sola”! E così il compito di questa settimana è quello di scoprire qundo l’ho deciso. Sola per lei vuol dire essere una che fà tutto da sola, e che poi però pretende che gli altri la vedano e gli dicono brava. E senza questa coscienza, sempre secondo lei, ogni rapporto è sordo, perchè in scena ci sono solo attori che recitano ognuno il proprio copione, e quindi destinati a rapporti fra sordi. Tutto ciò sembrerebbe essere la causa di infinite frustazioni, liti, rabbie eccetera, eccetera. Prenderne coscienza è importante per cambiare le regole del gioco: se tu mi lanci il gioco dell’offeso, io capirò e farò in modo di non essere sulla tua traiettoria, così da limitare i danni. Questo sistema porta rapporti ad un’altra angolatura. Diventano più importanti e più profondi. I sentimenti hanno spazio e la gratificazione reciproca appagante. E allora se questo è il risultato perchè non ci sentiamo attratti da questo modo? Perchè l’allergia agli psicologi? E’ forse perchè prima di arrivare al successo della commedia, i fiaschi sono infiniti? I critici senza pietà? Perchè il dolore è quel sentimento fastidioso che tutti noi vorremmo non provare mai? O questo, o anche il fatto che molti di noi non sanno neppure che tutto ciò esiste? Siamo ormai divenuti una società dove “tirare a campare” è meglio di qualunque altra cosa?

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