Possiamo provare a non riempire i vuoti?

Ogni tanto mi capita di sentire che la mia “anima” non è completamente “piena”! Quando uso la parola anima, mi viene in mente quanti modi infniti esistono nel pensarla, anche se mi sembra di capire che più spesso viene usata in termini religiosi. E mi chiedevo: coloro che credono in un Dio, hanno l’anima piena? I “vuoti” sono vissuti solo dagli atei? La solitudine, la vivono solo coloro che non credono? E’ quindi essa, una mancanza d’amore, che Dio potrebbe riempire sempre? Perchè questa sensazione genera così tanta paura, da non poter far a meno di riempirla?  Mi capitava spesso di sentire quel sapore di vuoto, succedeva allora che mi mangiassi del gelato, o della cioccolata, erano come delle “coccole di consolazione”. Il problema si faceva avanti quando esageravo, quando da una semplice fetta, passavo ad interi barattoli, allora il mangiare diveniva… riempirsi l’anima! E questo per quanto ne sapevo apparteneva a moltissime persone dei cosidetti “paesi ricchi”. Mi domandavo: ma quei popoli che sono poveri, l’anima, è dolorante anche per loro, o questa sensazione nasce quando hai lo stomaco pieno? Non dover faticare per la sopravvivenza fisica, provocava più dolore all’anima, o era semplicemente che noi avevamo il tempo di sentirla? Chi aveva fame, come si occupava della propria?  Lo spostamento dell’interesse sulle cose esteriori, dataci dalla nostra cultura priva di altri valori, era un’altra panacea per distorglerci dai nostri vuoti interiori? I varietà, le fiction, i giochi che ci propongo televisivamente, servono a “riempirci”?  Ma se per evitare di viverli, si riempivano in maniera errata , non si sarebbero poi riproposti abbastanza presto? Non era questo, semplicemente un modo per non cercare le risposte, le motivazioni, un modo per non vivere il dolore? Era così difficile concepire il dolore come un sentimeno necessario per godere il piacere non effimero? Eravamo ancora interessati ad un piacere profondo e sublime? Che cosa ci impedisce di rimanere immobili ad ascoltare, quando sentiamo quel sapore che da dentro l’anima arriva in bocca?

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