Tango argentino e…

1891

Riesco a vederlo appena e già lo perdo.
L’abito nero stretto e decoroso
con sopra una mantella come tante,
la fronte bassa ed i baffettì radi,
cammina tra la gente della sera
senza guardar nessuno, pensieroso.
A un angolo di calle Piedras ordina,
come fa sempre, grappa brasiliana.
Qualcuno lo saluta. Non risponde.
C’è un antico rancore nei suoi occhi.
Ancora un isolato. Da un cortile
gli giunge una folata di milonga.
Quei fannulloni, sempre a dar sui nervi,
e andando non si accorge che si dondola.
La mano va all’ascella del gilè
e palpa la saldezza del pugnale.
Va a riscuotere un debito. È vicino.
Avanza qualche passo, poi si ferma.
Nel grande atrio c’è un fiore di cardo.
Sente il rumore del secchio nel pozzo
e quella voce che conosce bene.
Spinge il cancello che è rimasto aperto
come se l’aspettasse già qualcuno.
L’avranno ucciso quella stessa sera.

Jorge Luis Borges

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