Mamma, mamma…

Mamma, mamma, raccontami una fiaba…e la mamma cominciò…

Mamma, mamma, raccontami una fiaba…e la mamma cominciò…

C’era una volta una bambina orfana di padre, che viveva in un piccolo borgo in campagna, alla periferia di una piccola città. Lei era l’unica bambina di quel luogo, fatto di poche case abitate da contadini. La piccola, che chiameremo Anastasia, era spesso sola. La mamma si alzava presto e andava al lavoro tutto il giorno, così il fratello e la sorella, che erano molto più grandi di lei. Rimaneva tutto il giorno con una zia, che era buona e le voleva bene, ma non si occupava molto della bambina, così la piccola Anastasia si abituò molto presto alla sua indipendenza. Nessuno era lì a rimproverarla per qualcosa che non doveva fare. Lei poteva decidere ogni attimo della propria vita, ma siccome si sentiva sola, imparò ad affidarsi a ciò che conosceva meglio di quel borgo: alberi, fiori, prati e animali. Tutto quel mondo che la circondava le sembrava così bello da non temerlo mai, neppure per un attimo, anzi era proprio lì che si sentiva protetta. Così faceva lunghe passeggiate nei prati, fra gli alberi da frutto. Andava a trovare le galline, i maiali, le mucche. A lei sembrava di vivere dentro ad una fiaba, perchè quel mondo le trasmetteva calore e amore. In primavera amava scorrazzare di notte, alla ricerca delle lucciole, e non aveva paura, perchè quello era il suo mondo, lo conosceva bene e sapeva che non le era ostile. Diversa era invece la sensazione che provava quando entrava in casa. Anastasia non riusciva a dormire con la luce spenta. In casa aveva paura del buio. La mamma pensava che fosse una bambina un po’ strana.“Non ha paura di stare fuori al buio da sola, e teme invece l’oscurità di una camera, dovrebbe essere il contrario!”  Anastasia, nonostante comprendesse che la mamma poteva aver ragione, non riusciva a convincersi e rimaneva fuori il più possibile. La sua famiglia era molto povera e non aveva soldi per comprarle giocattoli, così lei si accontentava di quei pochi che le erano regalati con grandi sacrifici, tanto sapeva giocare con la sua fantasia e per questo non c’era bisogno di giocattoli. Anastasia sognava di diventare grande prima possibile. Voleva incontrare un bel ragazzo e innamorarsene, sposarlo e fare tanti bambini. A volte sognava di diventare medico per aiutare tutti quelli poveri come lei e curarli senza farsi pagare. Gli anni passarono più in fretta di quanto sembrava ad Anastasia. La sua famiglia si trasferì più vicino alla città, e Anastasia era felice di avere una casa più grande e più bella, ma le mancavano molto i suoi amici animali. Nel luogo dove abitava adesso non c’erano, le case erano molto di più e le persone non si conoscevano tutte come nel suo borgo. Anastasia era un po’ triste, ma capiva che era arrivato il momento di crescere e di lasciare andare alcune cose e incontrarne di nuove. Frequentò la scuola vicino a casa sua e si fece delle amiche, ben presto dimenticò quel mondo incantato per incontrarne uno un po’ meno incantato, ma sempre interessante. Conobbe anche quel ragazzo al quale bramava quando era piccola, ma capì subito che non sarebbe stato lui il padre dei suoi figli. Anastasia, quando dovette scegliere gli studi, fu costretta a causa della sua povertà a non divenire medico, ma a fare una scuola abbastanza banale e iniziare subito a lavorare. Cercò l’amore, quello con la A maiuscola e fortuna, delle fortune, trovò il suo principe azzurro! Purtroppo la sua vita costellata di tante separazioni e solitudini le aveva offuscato un poco il cuore e fu così che non riconobbe il suo principe. Passò a dritto e imbucò una strada ben diversa. Diventata ormai una donna, Anastasia si guardava intorno con una certa frenesia, era preoccupata, temeva di non riuscire ad avere il suo bambino, e fu così che quando passò un certo tipo, che di azzurro non aveva niente, lei decise che fosse lui il suo cavaliere per tutta la vita. I primi tempi le sembrava d’essere molto felice, e quando nacque il suo piccolino, lo fu davvero, ma poi quell’uomo che era passato, scuro di pelle e di sguardo se ne andò senza dire un gran che, lasciandola sola con il suo bimbo e anche smarrita. All’inizio Anastasia non capì bene che cosa le stava succedendo, pensò di fare in modo che non mancasse niente al suo principino, iniziando a fare tantissimi sacrifici proprio come la sua mamma aveva fatto per lei, ma poi decise di affrontare quell’uomo oscuro e rivendicare il diritto di non essere sola a pensare al suo bambino. L’uomo cercò in tutti i modi di non farsi trovare, ma visto che Anastasia era molto tenace, si arrese. La legge che vigeva nel suo paese, l’aiutò a farsi rispettare, le amiche la sostennero nei momenti che sentiva di non farcela, e quando era triste prendeva il suo bambino fra le braccia e se lo stringeva forte al cuore

Continua…

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