Lettera ad un padre…

Carissimo padre, mi spiace credimi, intromettermi ancora una volta nel rapporto fra te e nostro figlio,  mi ero ripromessa che appena avesse compiuto i 18 anni, non lo avrei più fatto, invece eccomi qua. Ti scrivo perché questo modo è per me più facile che parlarti, tu non mi lasci mai il tempo e lo spazio per poterti dire, per parlare di lui. Indubbiamente il tuo atteggiamento è in parte dovuto alle aggressioni verbali che per molto tempo io ho avuto nei tuoi confronti, mi spiace di non aver saputo “gridare” il mio dolore con meno “passionalità”, mi spiace soprattutto per nostro figlio; per lui, mi spiace non aver saputo mettere da parte la rabbia che ho provato nei tuoi confronti, nel vedere che non eri affettivamente con me nel farlo crescere; la rabbia per aver visto che volevi distruggere “quel noi”, che essendo genitori una parte di esso continua per tutta la vita. Mi spiace per nostro figlio, per averlo visto soffrire quando era più giovane e per vedere oggi il suo dolore che più di ieri nasconde, perché sa di essere già un giovane uomo. A mio favore posso dirti che il mio dolore è stato profondo e forte per più motivi:

1- perché avevo  pensavo che nella vita di un uomo potesse succedere di sbagliarsi e rifarsi una nuova “famiglia”, una volta, ma non due, non tre ecc… Intendi non è un “giudizio” sulla tua vita,  non ti nascondo che gli uomini che fanno così a me non piacciono e non ci voglio stare insieme, ma non giudico chi lo fa, la cosa non mi riguarda, scelgo di non far entrare più nella mia vita quel tipo di persona;

2 – avevo 50 anni quando è capitato, gli anni per una donna di grande passaggio e cambiamento, gli anni che più di ogni altra, abbiamo bisogno di sentirsi amate dal proprio compagno;

3 – ti avevo scelto per tutta la vita

4- ultimo, ma non meno importante, mi sembrava impossibile dover rivivere ciò che avevo subito come figlia. Le parti s’ invertivano, ma era la stessa storia che era capitata a mia madre, solo che allora io ero nel posto di mio figlio…

Quest’ultimo punto è ciò che mi ha dato il maggior dolore, ho conosciuto con estrema esattezza e contemporaneità il dolore lacerante di una donna che viene “tradita” nella fiducia, nel rispetto di semplice essere umano, e nello stesso tempo il dolore che un figlio prova nel sapere che suo padre non l’ha messo al primo posto nella sua vita. Se non avessi avuto lui, non ti nascondo che non sono sicura se ce l‘avrei fatta… Ho fatto 6 anni di analisi per capire dove era andata la mia vita e come potevo aiutare nostro figlio, e continuo ogni volta che per qualche motivo posso fargli male non volendo. Ho sperato con tutta me stessa che tu volessi rimanere genitore con me per farlo crescere insieme bene, aiutarlo a curarsi le ferite che noi con le nostre immaturità, le avevamo procurato.  Invece mi sono trovata a dover difendere nostro figlio da te, da suo padre; ho dovuto sopportare il dolore che vedevo quando lo obbligavo a venire con te, a sostenerlo quando tornava dopo essere stato con te e con la tua donna, riposi in pace, ma lei non sopportava nostro figlio, ma soprattutto, lui sentiva che tu non lo proteggevi da lei, sentiva che sceglievi lei e non lui… Come penso tu possa vedere, in qualche modo la mia rabbia è “giustificata” perché mentre per quanto mi riguarda, come compagna, la rabbia è terminata abbastanza presto, come mamma è stata veramente dura. Oggi non sono più arrabbiata, ma addolorata sì. In termini psicologici, la rabbia la si prova per nascondere un grande dolore, ed è vero, la mia è scomparsa quando ho potuto vivere il mio dolore. Ci insegnano a scansarlo, a non riconoscerlo come un sentimento, invece non è così, difficilmente chi non sa vivere il dolore, sa vivere il piacere; è la legge della vita, e paradossalmente noi umani pensiamo di poter vivere bene solo procurandoci denaro, successo, cose…Certo viviamo qui, in questo disgraziato (purtroppo) paese, ma non necessariamente ci dobbiamo uniformare ai modelli esistenti, c’è molto altro fra le righe e come sostenevano i poeti del novecento la vita è proprio quelle che è nelle righe…Scusami, mi dilungo sempre, ma è per questo che mi piace la scrittura, permette che nessuno ti interrompa e poter frugare e raccontare le pieghe della tua vita, ciò che gli altri spesso non vogliono vedere. Il motivo per cui ti scrivo è sempre nostro figlio. E’ stato un bravo ragazzino ce l’ho messa tutta, e in questo tu non mi hai dato una mano, sono stata da sola ed è stato faticoso. E’ stato un adolescente “normale” c’è lo messa tutta anche in questa fase, ancora più faticosa, e l’ho fatto da sola, adesso è un giovane uomo e da sola non ce la possa fare. Lui è  uno che i dolori se li tiene dentro, non li fa vedere, ma purtroppo ci sono. Vivendoci ogni giorno a volte vengono fuori chiaramente, altre in modi più sottili, ma il suo dolore purtroppo esiste.

Esiste quando lui racconta le bugie trasformando la realtà, esiste quando gli sembra di studiare molto e prende un voto basso, esiste quando cerca di aiutare un dolore della sua ragazza o di un suo amico. Esiste nella sua insicurezza giornaliera di due figure completamente diverse e purtroppo per lui in lotta, suo padre e sua madre. Oggi queste due figure sono in lotta dentro di lui e quindi anche peggio, ancora più insicuro, ancora giovane per comprendere che può abbandonarle  e trovare la sua personalità, la sua vita. Il suo dolore esiste e lui lo nasconde dando ad ognuno di noi, in modo diverso, appunto, il figlio che ci piace avere. Una fatica immensa per un giovane uomo di 19 anni, non credi? 19 anni… se ci pensi sono davvero pochi perché possa accadere tutto ciò che noi, nel bene e nel male gli abbiamo procurato. Lui oggi è confuso e spaesato, io non posso più aiutarlo, 19 anni sono pochi, ma troppi per raccontarsi solo alla mamma, lui lo sa. Sa che se vuole crescere, maturare, prendere la sua vita nelle sue mani e deciderla, non può più confrontarsi con me, da me si può solo separare definitivamente. In termini pratici ha ancora bisogno di un tempo, ma psicologicamente parlando è arrivato già il momento da un po’. Quindi questa volta non posso essere io ad aiutarlo se non farlo silenziosamente e in questa direzione, mentre tu diventi indispensabile. Lui ha impellente bisogno di raccontarsi ad uomo adulto, bisogno di confrontarsi, di vivere insieme le cose delle vita, di sentirsi compreso da chi è maschio come lui, da chi è stato giovane come lui, anche se in epoche diverse. Ha bisogno di sentire suo padre al suo fianco, di sentire che lo scegli, perché lui è per te, la persona più importante al mondo.

Ti prego, ti scongiuro, lui si può ancora perdere, è ancora un’età a grande rischio, perché lui abbia la forza, la sicurezza, la maturità per prendere la sua vita, ha necessariamente bisogno di un padre e questo sei tu.

Scusami se mi permetto ancora, ma non ha bisogno di un padre amico che lo chiama e lo comprende sempre senza mai vederlo, senza sapere, senza che si occupi di lui, che gli chieda per esempio se aveva bisogno di vedere delle cose delle scuola insieme, aveva bisogno che tu ti interessarsi da solo della scuola, di come andava, aveva bisogno che tu andassi per esempio a parlare con i suoi insegnanti, era un segnale, poteva contare su di te, nelle sua incertezze della vita aveva un esempio, un pilastro su cui appoggiarsi quando il vento della vita lo scompiglia un po’ troppo. Tuo figlio ha bisogno di te come padre e basta, non come fidanzato di una nuova donna che ha ormai una vita lontana da lui, fai pure la tua vita, lui ormai la speranza che tu potessi rimanere solo con lui e con sua sorella l’ha abbandonata, ma non metterlo in fondo, all’ultimo posto, ha bisogno di essere al primo posto, ha bisogno di vedere che puoi “sacrificare” (questa è la parola che lui usa) la tua vita, il tuo tempo per lui. Ha bisogno di vedere che puoi rinunciare a passare del tempo con la tua nuova compagna perché “desideri” stare con lui. Ha bisogno che tu lo faccia anche se lui non te lo chiede, anche se lui può oggi dirti no, perché una buona parte di lui tu purtroppo l’hai già persa. E’ necessario un tempo più lungo del normale, perché lui possa credere nuovamente in suo padre, dal quale si sente tradito.

Caro padre, spero che la mia lettera tu non la percepisca come un invadenza nella tua vita personale, perché non era mia intenzione, a me questa non mi riguarda più, e spero che tu non la viva questa come chi vuole insegnarti qualcosa, se l’ho fatto mi spiace, non era nel mio intento, è soltanto un “grido” per il dolore che nostro figlio ha dentro e che nasconde, che ha bisogno di tirare fuori per non farsi danni gravi. Ti prego non minimizzare ciò che ti dico, osservalo, ascoltato, dagli l’opportunità di poter raccontare ciò che ha dentro e ti assicuro che aiutarlo sarà una splendida esperienza, perché lui è veramente una bella persona.

Perdona la lunghezza, buona giornata.

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