Associazione Starefra…

Abbiamo voluto dare questo spazio ad amici dell’associazione stare fra…perchè fa parte della nostra anima essere al sostegno di associazioni così importanti…

Stare fra…

E’ possibile immaginare l’affido come un ponte fra… due famiglie, due culture, due storie, due

Associazione di volontariato per la promozione e la tutela dei diritti dei minori, per la provincia di Siena. Luogo d’incontro, confronto scambio di esperienze e sostegno a tutti coloro che desiderano approfondire la complessità di essere oggi genitori o “genitori affidatari”.

starefra@eutelia.com

CHI SIAMO

Genitori, famiglie che hanno vissuto, stanno vivendo o sono desiderose di vivere l’esperienza dell’affido familiare. Operatori che lavorano con minori in affido. Quali obiettivi ci proponiamo per i minori?
Accoglierli in una famiglia. Farli crescere in un ambiente che permetta loro di manifestarsi in libertà ed originalità. Far loro conoscere e sperimentare l’affido come risposta naturale al diritto di vivere in famiglia. Insegnar loro a motivare positivamente il cambiamento della famiglia e facilitare il loro adattamento alla nuova situazione.
Dare ai minori nuovi legami affettivi mantenendo quelli fondamentali sviluppati nel tempo. Assistere i genitori, gli operatori e i professionisti che si occupano quotidianamente dei minori, per sostenerli nella crescita e nel trovare la loro autenticità. Trasformare la loro condizione di insicurezza o disagio, in condizione di serena convivenza fra due famiglie.
Introdurre nel loro percorso formativo l’autorevolezza genitoriale come fonte di stabilità sia affettiva che di crescita. Quali obiettivi si propone l’associazione?
• Sensibilizzare i cittadini e il territorio alla solidarietà e al rispetto dei diritti dei minori
• Far conoscere cosa è l’affido , proponendo
modelli che hanno come irrinunciabile comune denominatore la famiglia
• Offrire occasioni per riflettere e condividere i fatti della quotidianità familiare, e per imparare a viverli nella normalità delle differenze
• Far conoscere le problematiche dei minori e delle famiglie coinvolte nell’affido
• Permettere a famiglie nuove di iniziare
un’esperienza d’affido, formativa e ricca anche negli affetti
• Aiutare la famiglia naturale a non sentirsi sostituita, ma affiancata da quella affidataria
• Inserire l’affido in un percorso formativo,
sostenuto dalla buona prassi dello scambio d’aiuto tra operatori e famiglie, nel rispetto delle diversità di provenienza, opportunità,
origini, culture, storie. Come realizzarli?
• Creare e organizzare una banca dati dei genitori disponibili ad accogliere minori in affido
• Costruire una sinergia di rete fra famiglie, con la quale offrire strumenti utili sia alle famiglie naturali che a quelle affidatarie
• Costituire un ufficio di pubblica utilità per la tutela dei diritti dei minori, con la collaborazione del pubblico e del privato, per
gestire le iniziative rivolte al sostegno dei minori e delle famiglie
• Favorire una cultura della solidarietà
attraverso un “sostegno familiare allargato”,
dove l’affido, anche part- time, diventi strumento utile per i minori che lo sperimentano.

Per chi?
• Per i minori e le rispettive famiglie in difficoltà: per accompagnarli ed aiutarli a superare l’isolamento, sostenendoli a intraprendere un percorso di consapevolezza con il
quale capire i problemi, ma anche le risorse presenti in ognuno
• Per chi vuole conoscere questa forma di solidarietà, in un percorso teorico pratico fatto insieme a genitori con esperienza di affido e
a professionisti competenti
• Per chi usufruisce già dell’affido.
Attraverso lo scambio di vissuti quotidiani con altri genitori ed esperti verrà favorita la crescita personale di ciascuno, rendendolo una risorsa per la comunità
• Per le istituzioni interessate, che potranno usufruire di una banca dati di genitori disponibili ad accogliere i minori
• Per gli operatori sociali, che potranno
svolgere al meglio il loro compito avvalendosi della collaborazione dell’associazione, come
espressione di persone informate e formate all’accoglienza

Presidente: Catia Bassi Consiglio Direttivo:
Simone Carboni Lidia Niglia
Felice Matrisciano Piero Bartalini

PERCHE’ STAREFRA

Stare Fra… è nata nell’aprile 2005, da un gruppo di genitori e operatori uniti dall’esperienza d’affido familiare, vissuta in prima persona accanto ai minori che per motivi diversi hanno e vivono l’affido eterofamiliare.
Esperienza che crea legami affettivi importanti per il minore e che continuano oltre il tempo vissuto nella famiglia affidataria.
Il minore può conoscere affettività e formazione dalle quali trarre e attivare risorse altrimenti mai sperimentate nella famiglia biologica la quale è presente anche durante il periodo di affidamento, i legami affettivi esistenti è giusto mantenerli se possibile, quando si accoglie un minore, si accoglie anche la sua storia e chi di questa ne fa parte.
Dai vissuti propri e degli altri genitori, abbiamo tratto motivazione per individuare l’ambiente familiare come un “giardino” luogo privilegiato per rispondere alla tutela dei diritti fondamentali e di sicurezza che ogni minore ha bisogno per crescere e svilupparsi.
Individuiamo l’affido familiare come “BUONA CONSUETUDINE” di una società che accoglie e risponde al bisogno di affetto, di fiducia e di sicurezza a cui ogni minore ha diritto e ancor più se momentaneamente in difficoltà, così immaginiamo l’affido: UNA CONDIZIONE CHE OFFRE MAGGIORI POSSIBILITÀ AI MINORI CHE LO VIVONO.

Nella nostra provincia i genitori non vengono formati e le figure professionali preposte a gestire l’affido non hanno e non possono contare su UNA BANCA DELLA DISPONIBILITÀ, (un numero ampio di famiglie formate e pronte per accogliere affidi giudiziari o affidi consensuali).
Una comunità piccola dove tutti si conoscono favorisce la solidarietà che nasce spontanea fra le persone e ciò, nella nostra Provincia, ha permesso di dare risposte appropriate senza l’intervento dell’istituzioni.
Oggi non è più così o sempre così, penso che l’affido consensuale può rispondere a problemi sociali a rischio di esclusione, problemi nuovi qui, ma già conosciuti e affrontati nelle grandi città dove la solitudine “esclude ed emargina” da tempo.
È importante distinguere l’affido consensuale dall’affido giudiziario, perché sono affidi che seguono strade diverse, anche se per fare “affido” c’è sempre bisogno di famiglie possibilmente formate e consapevoli.
L’affido familiare giudiziario per sua natura è un evento dell’emergenza sociale, con storie drammatiche o comunque molto impegnative, è un evento difficile da gestire e prima di tutto è difficile per il bambino, quasi sempre è vittima di situazioni non dipendenti da lui, anche per la famiglia naturale non è semplice accettare l’allontanamento di un figlio, ciò sottolinea un fallimento o l’incapacità genitoriale o quantomeno, questo, è il sentire culturale diffuso.
L’affido giudiziario ha bisogno di famiglie affidatarie con forti capacità genitoriali, perché di fatto nei momenti più critici, spesso, le famiglie devono contare solo su se stesse, le figure professionali che gestiscono i progetti educativi individuali d’affido, hanno orari di servizio. Per la famiglia non è facile aspettare il proprio turno per essere ascoltati su questioni che impongono di fare scelte di grande responsabilità e molto spesso da fare subito quando il problema si presenta, con eguale immediatezza come facciamo con i figli naturali, ma con responsabilità sociali che coinvolgono anche la famiglia di provenienza.
Per questo è importante sensibilizzare e formare le famiglie anche attraverso le esperienze di chi le ha già vissute, noi siamo esempi reali, possiamo dire che è possibile farcela ad accogliere chi non procreiamo e scoprire insieme a loro ed i nostri figli naturali, di fare percorsi brevi o lunghi ma di profonda ricchezza umana. È sicuramente più possibile “farcela” se possiamo contare su una rete di famiglie organizzate e formate a sostenere e far conoscere queste risorse, scambi etc… ad altre famiglie che per timore di non essere adatte restano nel dubbio se mettersi in gioco o No.
Quindi informare/formare le famiglie per mantenere l’obiettivo principale:
IL DIRITTO DI OGNI BAMBINO A CRESCERE IN UN AMBIENTE CHE GLI PERMETTA DI MANIFESTARSI IN LIBERTÀ, ATTRAVERSO L’ORIGINALE CAPACITÀ DI ESPRIMERSI SCEGLIENDO CANALI EDUCATIVI CHE ASSECONDINO I SUOI TALENTI MIGLIORI E LI TRASFORMINO IN RICCHEZZA PER “LUI” E “L’ALTRO”.
Obbiettivo affrontato già nei primi due incontri, (8 aprile e 21 ottobre 2006), “madri-padri-figli e famiglia, costruzione dei legami affettivi”. (La famiglia “naturale”, adottiva, affidataria e “ricostruita”. Costruzione dei legami intrafamiliari e tra le famiglie. Prospettive per la realizzazione di una “rete” fra famiglie).
Realizzato in collaborazione con: U.O Psicologia USL 7 di Siena. Osservatorio Infanzia Comune di Poggibonsi. U.F. Consultori Zona Val d’Elsa. Momenti di racconto di alcune esperienze familiari, sostenute dalla teoria psicologica del dott. Pierangelo Pedani e la dott.ssa Ilaria Carli.

20 novembre 2006 “CITTADINI-BAMBINI”
La famiglia e lo stato riconoscono così i minori?

Molte sono le contraddizioni normative che portano a riflettere sul ruolo di essere e come essere famiglia oggi: molti sono i doveri che sono richiesti dallo Stato alla famiglia. Per contro gli interventi preventivi di sostegno, ad essa rivolti, appaiono incerti ed insufficienti; spesso sono lasciati alla spontanea iniziativa della società civile e, per questo, si manifestano di minore importanza e poco rappresentativi.

“Stare Fra…” è convinta che garantire un sostegno allargato alla genitorialità naturale, adottiva, ricostruita e affidataria abbia un ruolo di prevenzione nei confronti dei rischi di esclusione sociale dei minori; esclusione oggi in aumento soprattutto nell’età adolescenziale, come testimonia la maggiore richiesta di interventi specialistici della psichiatria e di richiesta d’interventi educativi etc…

Dare sostegno alla genitorialità significa garantire i diritti dei minori, come quello di vivere in una famiglia che permetta loro di far emergere e potenziare i propri “talenti”, facendo maturare la loro stessa consapevolezza di poterli mettere a disposizione della comunità, la quale si potrà così arricchire di tali risorse umane.

I figli sono persone a tutti gli effetti, dotate di personalità e dignità propria; tutti dobbiamo avere la consapevolezza che sono “cittadini bambini” che, come tali, hanno desideri, bisogni e aspirazioni che appartengono solo ad essi.

Il ruolo dei genitori è quello di accompagnare i figli alla maturità e alla completa autonomia, ciò non significa perderli, ma dar loro l’aiuto necessario per farli crescere in armonia.

In questo ambito di riferimento “Stare Fra…” pensa di promuovere momenti di incontro tra famiglie, dove lo scambio di esperienze permetta la creazione di reti solidali fra di esse; il reciproco sostegno le farà sentire meno sole e potrà rafforzare la consapevolezza di cosa è importante fare per “i figli della comunità”.

Unire percorsi differenti per storia, cultura e opportunità delle diverse famiglie che vivono nella provincia di Siena può rappresentare un valore aggiunto per la società civile, laddove mantenerli separati crea rischio d’esclusione per i minori e le famiglie che vivono difficoltà momentanee, queste, se ripetute nel tempo, generano emarginazione materiale e psicologica.

“Stare Fra…” segnala “La genesi della tutela giuridica del minore”, lavoro della socia Greco Rosetta laureata in giurisprudenza.

Si tratta di uno studio di comparazione contemporanea sui diritti del bambino individuo; un rapido sguardo, in ordine cronologico, alle normative più significative che hanno riconosciuto i minori come“soggetti di diritto”, è propedeutico a comprendere il senso di questo studio.

Nel presente articolo non intendiamo elencare in dettaglio la successione delle normative, vogliamo solo evidenziare come, dal nulla legislativo, partendo dal 1924, anno in cui la Società delle Nazioni in assemblea generale formula e approva la dichiarazione di Ginevra sui diritti del fanciullo (si riconosce al fanciullo il diritto a disporre dei mezzi necessari per il suo normale sviluppo), siamo passati, con l’art. 30 della Costituzione italiana (1946), al diritto all’educazione (rappresentata dal dovere imposto ai genitori di mantenimento, istruzione ed educazione dei figli), e siamo infine arrivati, nel 1989, all’approvazione da parte dell’assemblea delle Nazioni Unite della Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia, che ha nei suoi principi l’obiettivo di proteggere i minori dalle violazioni dei diritti loro riconosciuti ed è forse la più completa traduzione giuridica dei bisogni del bambino.

Tra l’altro, in questo percorso normativo, si colloca appunto il 20 novembre 1959, anno in cui l’assemblea generale dell’ONU adottò la risoluzione n.1386, che contiene “la dichiarazione sui diritti del fanciullo”. L’intero documento fa proprio un nuovo criterio “di superiorità degli interessi dei fanciulli ” e della loro protezione, non solo per quanto riguarda gli aspetti materiali, ma anche morali e spirituali.

Il percorso delineato mette in evidenza un cambiamento culturale di notevole rilevanza sociale, nella famiglia sono mutati i confini tra dimensione pubblica e dimensione privata.

   
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4 commenti su “Associazione Starefra…”

  1. marcomkc Says:

    Bellissima iniziativa.
    Complimenti!
    ] marcomkc [

  2. Maria Cristina Says:

    Splendida iniziativa. Incappo per caso nel vostro sito mentre sono alla ricerca di informazioni sull’affido. Esistono simili realtà di sostegno e/o informazione anche per la provincia di Torino, dove noi abitiamo?

    grazie e continuate così

  3. Michael Tim Says:

    I love your site! :)

    _____________________
    Experiencing a slow PC recently? Fix it now!

  4. Gerardo Says:

    Vorrei qui riportare la nostra esperienza di genitori affidatari,nella non sopita speranza che questa possa servire ad altre coppie che si accingono a fare questo straordinario percorso.
    Siamo una famiglia affidataria per caso,assolutamente per caso.
    Nel senso che non c’era mai passato per la testa di diventarlo.Nostro figlio(che adesso ha 9 anni) già ci riempiva le giornate con il suo carattere un pò ribelle e allergico a tutto ciò che per lui era ed è “autorità” (scuola e genitori in primis)e con le sue problematiche connesse ad una certa difficoltà di linguaggio che avevamo riscontrato ancor prima dell’entrata alle materne e per fortuna felicemente superate grazie all’indispensabile aiuto delle tante vituperate strutture pubbliche (a questo proposito non ringrazieremo mai abbastanza la Dott.ssa Marina Miscia,logopedista all’ospedale di Campostaggia a Poggibonsi,per la professionalità e l’incommensurabile pazienza dimostrata).
    Poi un bel dì del 2009 venimmo contattati dagli assistenti sociali su una nostra possibile disponibilità a diventare genitori affidatari di questo “frugoletto” di appena 14 mesi,figlia di una mia nipote la quale attaversava un periodo molto difficile della sua vita.Bambina che noi non avevamo neanche mai vista,se non su una sbiadita foto presa con il cellulare!
    A seguito della nostra pronta disponibilità (e dopo averne parlato anche col figliolo) si avviò tutto l’iter che credo sia comune a tanti,le ispezioni degli assistenti sociali del comune dove abitiamo (Barberino V.E) e poi l’udienza al Tribunale dei Minori e il successivo decreto di affidamento.
    In questi giorni ci apprestiamo a festeggiare un anno che viviamo questa esperienza stupenda pur nella consapevolezza della grande responsabilità che tutto ciò ha comportato e comporta e che ci ha investito in pieno come un’ondata gigantesca che si abbatte su un surfista dopo che questi ha tentato di cavalcarla.
    E’ inutile dire che Chicca (come noi affettuisamente chiamiamo la bambina)ci ha “sovvertito” la vita come solo può farlo l’arrivo di un bambino.Non nascondo che all’inizio non sempre è stato tutto facile.
    Riuscire a combinare le naturali esigenze di amore…affetto…calore familiare a cui normalmente un bambino di 14 mesi ha diritto e ancor di più una bambina che questi sentimenti non ha mai avvertito o quasi,con i pre-esistenti impegni di lavoro fatti di orari che a volte mal si adattano alle esigenze di neonati, o molto più semplicemente non far mai avvertire a nostro figlio che l’arrivo di questa “strana sorella” (come diceva lui) le impedisse di continuare a fare lo sport preferito,di giocare ai giardini o gli potesse togliere la totalità delle attenzioni dei genitori e cosi via…ecco tutto questo per noi,che non abbiamo potuto usufruire neanche dell’importantissimo appoggio dei nonni,non è stato facile.
    Nonostante ciò oggi come allora,diremmo ancora un grande e grosso SI!
    Diremmo SI a chi ha bussato alla nostra porta in cerca di AMORE! e di un’OPPORTUNITA’!
    Ma sopratutto diremmo ancora SI perchè quest’esperienza,che ripeto per me e mia moglie assolutamnte nuova,ci ha sicuramente reso più ricchi,ma anche per il figliolo crediamo sia stata un’esperienza educativa importante se non unica,e cioè che si può anche donare senza chiedere nulla in cambio.Senza i “se” e senza i “ma”.


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